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Tra mare e cielo: il Sentiero degli Dei

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I Golfi di Napoli e di Salerno sono separati dalla Penisola Sorrentina, che si spinge nel Mar Tirreno; i suoi versanti costituiscono le due Costiere, quella di Sorrento e quella di Amalfi, luoghi tra i più belli del mondo. Un turista recatosi recentemente in queste zone le ha definite “surreali” e ha aggiunto che mai avrebbe immaginato che esistessero posti di tale bellezza: a giustificare questa sorta di sindrome di Stendhal una passeggiata in moto sulle strade delle Costiere e un bagno nelle acque della Baia di Ieranto, a Massa Lubrense. A innervare la Penisola i Monti Lattari, che iniziano con gli oltre 1100 metri del Faito, sopra Castellammare di Stabia, culminano nei 1444 metri del Monte San Michele, digradano verso Punta Campanella, dove si immergono nelle acque del Tirreno, per riemergere, poche miglia marine più in là, a formare Capri. Il loro versante settentrionale forma una sorta di altopiano costiero con le città di Vico Equense, Sorrento e Massa Lubrense, mentre quello meridionale è solcato da numerosi torrenti, scosceso, frastagliato da fiordi come quello di Furore, con erte falesie a picco sul mare. È la Costiera Amalfitana, con Amalfi, Positano, Praiano e tanti altri borghi di grande bellezza. In alto, a offrire una vista aerea su tutto questo, la suggestiva Ravello. È su questo versante che si può percorrere il “Sentiero degli Dei”, così chiamato per la straordinaria bellezza dei luoghi che attraversa e dei panorami che mostra.

Postano vista dal Sentiero degli Dei

Positano vista dal Sentiero degli Dei. Foto di donchili.

Il percorso si divide in Alto, che dai 650 metri della sella di Santa Maria del Castello, sale ai 1073 di Capo Muro e scende ai 633 di Bomerano, e Basso, che da qui porta a Nocelle, frazione posta sopra Positano: ed è di questo secondo tratto che parleremo. Arriviamo in auto o con l’autobus di linea a Bomerano, frazione di Agerola, e, dopo aver assaggiato provola, fiordilatte e lo straordinario provolone del monaco, fatti con il latte prodotto tanto copiosamente da dare il nome a questi Monti, siamo pronti ad affrontare il sentiero. Si parte appena fuori il centro abitato e il tracciato è segnalato da cartelli bianchi e rossi con il numero 02; il Sentiero degli Dei è lungo circa 8 chilometri, quasi interamente in discesa, e si percorre in circa tre ore. More »

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5 monumenti colossali

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Rimarranno li dove sono ancora per decine d’anni, forse secoli e gli uomini passeggiando nella loro ombra sembreranno sempre degli esseri minuscoli. Solo a grandezza naturale sembra che i progettisti di questi 5 giganteschi e imponenti monumenti non siano riusciti a rappresentare in maniera esauriente gli eventi storici, gli individui o le ideologie che si celano dietro a ciascuna opera.

A dire il vero gli esemplari che abbiamo citato non rientrano tutti nella stessa categoria di grandezza. In un modo o nell’altro però ciascuna opera architettonica racconta una storia particolare del suo popolo.

 

1. La statua equestre di Genghis Khan

Con i suoi circa 40 metri di altezza, la statua equestre di Genghis Khan (inclusi i 10 metri di altezza dell’edificio su cui poggia) è il monumento equestre più alto del mondo. È stata costruita a pochi chilometri a sud est della capitale mongola Ulanbataar. In questo luogo narra la leggenda che il condottiero Genghis Khan abbia trovato una frusta d’oro e infatti la statua lo ritrae mentre la tiene in mano con orgoglio.

 
Foto: flickr, Michel Heininger.

Foto: flickr, Michel Heininger.

 
Foto: flickr, Ludovic Hirlimann.

Foto: flickr, Ludovic Hirlimann.

 

A crica 30 metri da terra si può passeggiare intorno alla testa del cavallo di Genghis Khan grazie all’ascensore e alle scale collegate che portano i visitatori in cima sul punto panoramico. Il gran Khan mongolo è stato giustamente immortalato dato che ha conquistato vasti territori in Asia e unificato il regno mongolo. Inoltre secondo una affermata ricerca scientifica ogni 200 persone al mondo ce n’è una che condivide un pezzetto di dna con questo famoso donnaiolo. More »

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Serrai di Sottoguda, un luogo incantato nel cuore delle Dolomiti

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Le Dolomiti, i “Monti Pallidi”, sono da sempre lo scenario di storie e leggende, raccontando le quali gli abitanti delle diverse valli trascorrevano le lunghe e fredde notti invernali: una di queste, tra le più belle, racconta di Re Ombro e di sua figlia Ombretta. Il regno del sovrano si estendeva al di là dei bronzei portali che sbarravano l’accesso alla Val Pettorina, poco a monte del villaggio di Sottoguda; qui, in un palazzo di alabastro, vivevano il re e la figlia, di straordinaria bellezza. La fanciulla, amatissima dal suo popolo per il carattere allegro, era invisa alla matrigna, che la vedeva di intralcio all’avvenire delle sue figlie; rosa dall’invidia, per impedire il matrimonio di Ombretta la fece tramutare in pietra da una strega. Col passare degli anni tutti dimenticarono la bella principessa finché un pastore, pascolando le greggi in una valle, udì un triste canto di donna provenire dalla parete della montagna: era Ombretta che si lamentava del suo destino. Chi osserva con attenzione la parete rocciosa che domina la Valle Ombretta vi può scorgere le sembianze della sfortunata giovinetta scolpite nella pietra. Ma è della Val Pettorina, sede del regno di Re Ombro, che vogliamo parlare. La sua origine è catastrofica: un violentissimo sisma, milioni di anni fa, apre una crepa profonda nella montagna. La fenditura è scavata e modellata, nelle ere geologiche, dallo scorrere infaticabile del torrente, e dà origine a uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti delle Dolomiti: i Serrai di Sottoguda.

Ombretta trasformata in pietra?

Ombretta trasformata in pietra? Foto di Roberto Ferrari

La gola è lunga poco più di due chilometri e si insinua tra pareti di roccia alte 400 metri, distanti tra loro una decina di passi o poco più. Le numerose cascate che alimentano il torrente, quasi secche nei mesi più caldi, a primavera e nei primi mesi estivi raggiungono il massimo della loro portata, arrivando a lambire la strada che percorre il fondovalle, stretta tra il muro di roccia e il corso d’acqua, e ombreggiata da larici e abeti. Nebbie sottili, gocciolio di rugiada, silenzio rotto soltanto dal rumore del Pettorina rendono la passeggiata nei Serrai di Sottoguda un’esperienza unica e irripetibile, in qualunque stagione la si affronti.

Il torrente Pettorina

Il torrente Pettorina. Foto di Fiore Silvestro Barbato

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5 luoghi spettrali in Europa

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Halloween bussa alla porta e in pochi giorni nel mondo tutte le streghe, i vampiri e clown assassini si affrontano. Non importa se come costume si è scelto un lenzuolo bianco con due buchi per gli occhi oppure uno stile alla Freddy Krueger con una maschera elaborata – quello che conta è il piacere liberatorio di lasciarsi spaventare e lasciarsi andare alla paura e alle urla almeno un pochino.

I seguenti luoghi in Europa non sono potenzialmente terrificanti solo il giorno di Halloween ma fanno venire i brividi lungo la schiena tutto l’anno.

 

Il sanatorio di Beelitz (Brandeburgo, Germania)

La costruzione dell’ospedale militare di Beelitz ebbe inizio oltre 100 anni fa e fino alla caduta della cortina di ferro è stato utilizzato per curare i malati di tubercolosi. Durante entrambi i conflitti mondiali l’edificio è stato usato come ospedale militare. Nonostante il continuo degradare del complesso (o forse proprio per questo motivo) il sanatorio oggi ha acquistato la tipica atmosfera morbosa tipica degli ospedali e degli edifici pubblici abbandonati e attira numerosi avventurieri che vogliono prendere parte a una visita guidata. A volte attraverso le stanze sembra di sentire ancora le grida dei pazienti che spesso venivano operati senza anestesia.

 

https://www.flickr.com/photos/happy_peanuts/6379682475

Foto: flickr, Thomas Geersing

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L’abbazia di Montserrat, spirito della Catalogna

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A circa 60 chilometri da Barcellona, nella Cordigliera Prelitorale si erge il massiccio del Montserrat, dal latino “mons serratus” (“monte seghettato”), che culmina con i 1236 metri del Sant Jeromi. Sulla costa della montagna, a circa 720 metri sul livello del mare, si erge un santuario tra i più famosi d’Europa, capace di attirare un gran numero di pellegrini e di turisti: è il monastero di Santa Maria de Montserrat, nel quale si venera la popolarissima immagine della Moreneta, la Madonna nera. È a questa devozione che devono il loro nome un’isola nelle Piccole Antille e molte donne catalane (come la soprano Montserrat Caballè).

Montserrat

Montserrat. Foto di Joan GGK

Secondo la leggenda la statua della Madonna sarebbe stata scolpita da San Luca a Gerusalemme e lasciata a Barcellona da San Pietro; nei secoli successivi, per proteggerla dalle scorrerie saracene e dall’invasione araba, sarebbe stata portata sul Monserrat e nascosta in una grotta poco distante dall’attuale santuario. Nell’anno 880 alcuni pastori videro scendere dal cielo una luce, accompagnata da una melodia: il fenomeno si ripeté numerose volte finché questi non si misero in cerca e raggiunsero la caverna che ospitava l’effigie. Poiché la statua rappresentava una Madonna dalla carnagione scura, la soprannominarono, appunto, “Moreneta”. La leggenda vuole che l’effige non si potesse spostare dal luogo del ritrovamento; la sua fama di immagine miracolosa crebbe e fu costruita una cappella, destinata a diventare il cuore del futuro monastero che, nei secoli successivi, ospiterà Ignazio di Loyola, convalescente dopo esser stato ferito nella battaglia di Pamplona: il santo decise lì di abbandonare la vita militare e di ritirarsi nel monastero di Manresa, dove visse da asceta e gettò le basi dei suoi Esercizi Spirituali.

Monastero e santuario di Montserrat

Il monastero e il santuario di Montserrat. Foto di mkpena

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Sainte-Chapelle, il trionfo del gotico

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Spesso chi va a Parigi segue un giro turistico abbastanza stereotipato: la Tour Eiffel, l’Arco di Trionfo, gli Champs-Élysées, il Louvre, le vie dello shopping e i grandi magazzini, la Rive Gauche e Notre-Dame. Qualche appassionato di pittura si spinge al Museo d’Orsay ad ammirare i capolavori dell’Impressionismo, qualche altro si addentra nelle caratteristiche stradine del Marais e raggiunge Place des Vosges, oppure arriva fino al monumentale cimitero del Père-Lachaise, o alla basilica del Sacro Cuore. Di tutto questo fiume di turisti solo una parte piccola, anche se non piccolissima, si allontana di poche centinaia di metri dalla Cattedrale e raggiunge il complesso di edifici che costituisce il Palazzo di Giustizia. Qui, dall’entrata della Conciergerie, ultimo residuo di quello che fu il Palais de la Cité, la dimora dei Re di Francia fino al 1358, dopo aver attraversato controlli di sicurezza degni di un aeroporto, si entra in un cortile dominato, fin da subito, da una mole incombente ma lieve e elegante: la Sainte-Chapelle.

SainteChapelle

La Sainte-Chapelle. Foto di ayelienne

L’edificio fu voluto da Luigi IX come cappella palatina e reliquiario, destinato a contenere le reliquie in possesso della Corona di Francia, tra le quali le più venerate erano la Corona di Spine, un frammento della Croce e uno dei chiodi della Crocifissione. Il Re era molto devoto, tanto che fu santificato, e spese grandi somme di denaro sia per la costruzione della Cappella, che costò quarantamila lire tornesi, sia per l’acquisizione delle reliquie. La Corona di Spine, infatti, fu ottenuta nel 1239 da Baldovino II, imperatore latino di Costantinopoli, che la cedette come pegno per un prestito di centotrentacinquamila lire tornesi ottenuto da Luigi IX. Il Re aveva speso queste somme, enormi per l’epoca, mosso oltre che dalla devozione anche da calcolo politico: le reliquie, venerate dal popolo, servivano a rafforzare il suo regno in un periodo di grandi tensioni esterne, con il Regno d’Inghilterra, e interne, con i grandi feudatari, sempre pronti a sottrarsi all’autorità regia. La storia dell’edificio è molto tormentata: incendi, danneggiamenti, ricostruzioni e ristrutturazioni la videro più volte protagonista. Sconsacrata (e le reliquie che custodiva traslate a Notre-Dame), divenne sede del parlamento di Parigi e, durante la Rivoluzione Francese, sede di uffici amministrativi i cui grandi scaffali oscurarono le splendide vetrate, preservandole da danni. More »

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Il lago di Tovel e la sua leggenda

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Le Dolomiti per il colore bianco rosato delle rocce e la bellezza dei panorami, costituiscono uno dei tratti più spettacolari dell’arco alpino: la Marmolada, le Tre Cime di Lavaredo, le Pale di San Martino, il gruppo del Brenta, il Pelmo, solo per citare i primi che vengono alla mente, con i loro paesaggi impareggiabili offrono agli amanti della montagna escursioni di diverso grado di difficoltà e ai rocciatori pareti e palestre di roccia sulle quali misurare la propria abilità. I Monti Pallidi, così sono anche dette le Dolomiti, sono terra di fiabe e leggende, con esseri misteriosi che possono essere buoni, come salvàns e ganes (uomini della selva), anguane (donne d’acqua) e nani, o malvagi, come streghe e stregoni, orchi e draghi, che interagiscono con eroi, cavalieri, re e regine. E tra queste leggende una ci racconta perché le acque del lago di Tovel, sulle pendici del massiccio del Brenta, a pochi chilometri dalle cittadine di Cles e di Tuenno, in Val di Non, d’estate diventavano rosse.

Acque rosse del lago di Tovel

Colorazione rossa delle acque del lago di Tovel. Foto di pubblico dominio da Wikipedia.

Narra il mito che l’ultimo re di Ragoli, oggi piccolo villaggio della Val Rendena ma nella fiaba capitale di un regno ricco e potente, morì senza eredi maschi, lasciando solo una figlia, la bellissima Tresenga. Se la regina si fosse sposata Ragoli sarebbe passata sotto il governo di un re straniero e avrebbe perso la sua indipendenza, ma Tresenga promise al suo popolo che sarebbe rimasta nubile. I re dei paesi confinanti, tuttavia, attratti dalla bellezza della regina e dalla ricchezza del regno, cercarono di prenderla in moglie ma lei resistette a ogni corteggiamento. Tra i suoi pretendenti il più insistente fu il re di Tuenno, Lavinio, respinto due volte da Tresenga. Superbo e arrogante non poteva lasciare impunito un simile affronto, quindi armò il suo esercito e marciò verso Ragoli. Tresenga allora chiese ai suoi sudditi se volessero che lei accondiscendesse alle nozze o preferissero affrontare una battaglia durissima e dall’esito quasi sicuramente infausto. I Ragolesi si schierarono al fianco della loro regina e si mossero incontro al nemico: la battaglia avvenne sulle rive del lago di Tovel, dove l’esercito di Lavinio si era accampato, e durò alcuni giorni. Alla fine i Ragolesi furono massacrati e l’ultima a morire fu Tresenga, mortalmente colpita dalla spada di Lavinio. Il sangue degli sconfitti andò ad arrossare le acque del lago che da allora, a ogni anniversario della battaglia, si tinsero di rosso; si narra che, nelle notti di luna piena, si possa incontrare il fantasma della regina che vaga sulle rive del lago piangendo per i suoi sudditi tragicamente uccisi. More »

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Berlino, Milano o Lione: tripwolf e Suprice Hotels ti regalano un viaggio in una città!

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Vinci due notti grazie a SURPRICE Hotels e la relativa guida turistica offerta da tripwolf per Berlino, Milano o Lione.

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Creta, tra mito e spiagge caraibiche

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Tra Grecia. Turchia e coste libiche ed egiziane, c’è Creta, posta a chiudere la collana di grandi e piccole isole che costituiscono gran parte del territorio ellenico. Terra antica, è più volte presente nella mitologia e nelle storie degli eroi greci. Diede i natali a Zeus, figlio dei titani Rea e Crono: la madre, per proteggerlo dal padre, che divorava i propri figli in quanto gli era stato predetto che uno di loro lo avrebbe spodestato, lo nascose in una grotta del monte Ida, dove il dio fu nutrito dalla capra Amaltea. Finita l’era dei titani e degli dei, l’isola conobbe il regno di Minosse, che fece costruire da Dedalo il Labirinto per racchiudervi il Minotauro, mostruoso essere nato dagli amori bestiali tra la moglie Pasifae e un toro; il costruttore, imprigionato con il figlio Icaro all’interno della sua opera, per evadere ideò delle ali con piume e cera e fuggì volando; Icaro, inebriato dal volo, salì troppo in alto e, quando il calore del sole sciolse la cera, precipitò. Sempre Minosse impose ad Atene un tributo annuale di sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro: Teseo, figlio di Egeo re di Atene, entrò nel labirinto, uccise il mostro e, riavvolgendo una matassa di filo datagli da Arianna, figlia di Minosse, uscì dal dedalo con gli ostaggi.

Ingresso degli appartamenti reali a Cnosso

L’ingresso degli appartamenti reali a Cnosso. Foto di Jean-Pierre Dalbéra

Fin qui le favole e i miti: la realtà è che Creta, tra il III e il II millennio avanti Cristo, fu sede di una splendida civiltà di marinai e mercanti che estese i suoi commerci a tute le terre del Mediterraneo: di quell’epoca splendida ci restano numerosi resti, tra i quali il gigantesco palazzo di Cnosso, che copre una superficie di 22.000 metri quadrati, e che era, oltre alla residenza del re, anche il centro commerciale e religioso dell’isola, e quello di Festo, portato alla luce da archeologi italiani. La civiltà minoica, con i suoi splendidi affreschi, le statue, i gioielli e le  imponenti architetture, quasi all’improvviso andò incontro alla decadenza, forse in conseguenza di eventi vulcanici e sismici catastrofici, che la piegarono senza rimedio. Nei secoli passò sotto il controllo dei Micenei, dei Dori, e poi dei Macedoni; i commercianti e i naviganti si trasformarono in pirati, e questo portò all’occupazione romana, poi vennero i Bizantini e gli Arabi; per quasi cinque secoli, dal 1204 al 1669, fu dominio veneziano e l’epoca della Serenissima fu quasi una nuova età dell’oro per l’isola. More »

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Sette idee per un week end romantico in Italia

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L’Italia è un paese ricchissimo di borghi e località romantiche: cercare di limitarle a sette è come provare a svuotare il mare con un cucchiaio, ma a volte bisogna farlo, se non altro per suscitare la curiosità e aprire un dibattito tra i lettori. Naturalmente questo articolo non vuole esprimere giudizi di valore, né stilare un’ipotetica classifica di merito, quindi il fatto che un luogo sia indicato prima di un altro è semplicemente dovuto al caso e all’ispirazione del momento. Credo che ognuno di noi abbia ben chiaro il proprio concetto di romanticismo, quindi non ho ritenuto utile definirlo; mi sono limitato a indicare località che, per storia, aspetto o altro possano accogliere piacevolmente il visitatore e fargli trascorrere un fine settimana diverso e gradevole.

Verona, il balcone di Giulietta

Verona, il balcone di Giulietta. Foto di Elliott Brown

Da dove cominciare se non da Verona? La patria di Romeo e Giulietta, gli amanti impossibili di shakespeariana memoria, è una meta di straordinario interesse per la sua bellezza, adagiata com’è sulle rive dell’Adige, che la abbraccia tra i suoi meandri. La città ha origini antichissime e in passato ebbe grande importanza, tanto da essere la capitale dei domini longobardi in Italia. Il suo simbolo è l’Arena, forse il meglio conservato tra i grandi anfiteatri romani della Penisola, che tutti gli anni ospita un’interessante stagione operistica, sopperendo alla non buonissima acustica con la suggestione dello scenario. L’età d’oro della città fu senz’altro il Medioevo, sotto il più che secolare governo degli Scaligeri: è a questo periodo che risalgono infatti i maggiori monumenti cittadini. Inutile negare che gli innamorati di tutto il mondo vengono a Verona per vedere il balcone di Giulietta, a palazzo Cappeletti (i Capuleti di Shakespeare), anche se l’edificio è stata ampiamente rimaneggiato nei primi decenni del Ventesimo secolo proprio per attirare i turisti. Una passeggiata fuori Verona non può che portarci sulle rive del vicino lago di Garda, ricchissimo di località di grande bellezza, tra le quali Sirmione, rinomata fin dall’antichità per le sue acque sulfuree, come testimoniato dalle cosiddette Grotte di Catullo, in realtà resti di una magnifica villa di età imperiale. More »

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IL MIO PIANO DI VIAGGIO

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