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100 volte rinnovate – nuovi contenuti per guide turistiche tripwolf

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tripwolf ha aggiornato il contenuto di oltre 100 guide turistiche – e una di queste la potete scaricare oggi gratis dalla tripwolf App!

 

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Quando si viaggi si è già abbastanza carichi. Le scarpe per camminare non sono certo leggerissime e anche il volume delle letture da portarsi in viaggio non scherza. Non solo i backpacker conoscono la sensazione liberatoria di leggerezza che si ha quando si appoggiano i bagagli.

Il peso leggero di Smartphone e Table rappresenta sicuramente un vantaggio immenso per l’attuale generazione di “Flashpacker”, che porta sempre con se ad ogni viaggio il suo dispositivo intelligente. Certo rispetto alle guide di 1000 pagine le guide turistiche sotto forma di App rappresentano un vantaggio e per aggiornarle non serve utilizzare nuova carta (noi amiamo gli alberi!).

Abbiamo preso circa 100 guide della tripwolf App delle città più interessanti e abbiamo aggiornato in contenuti. Tra le guide aggiornate ad esempio annoveriamo Barcellona, Berlino, Francia, Amsterdam, Londra e Brasile. Così per esempio avrete a portata di mano tutti i nuovi orari dei monumenti e attrazioni parigine oppure suggerimenti su cosa visitare tra una partita dei mondiali e l’altra se andate in Brasile.

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Glamping, il campeggio per chi non rinuncia alle comodità

Filed under Hotel / Dove dormire, Parchi e natura, Uncategorized

Così rimasero là seduti all’ombra dov’erano piantate le tende sotto le ampie chiome di un gruppo di acacie con un dirupo costellato di massi dietro di loro … e bevvero i loro succhi di limetta, freschi al punto giusto, ed evitarono di guardarsi mentre i boys apparecchiavano la tavola per il pranzo” (Ernest Hemingway, “La breve vita felice di Francis Macomber”)

Tende tra gli alberi, tavola apparecchiata per il pranzo, aperitivi rinfrescanti serviti al momento giusto … siamo in un albergo di lusso? No, siamo nel cuore dell’Africa, durante un safari e quello che Hemingway ci descrive in poche parole è un campeggio. I cacciatori creano un campo base e da lì si spostano, ma siccome sono ricchi e amano le comodità non dormono nei sacchi a pelo, ma in letti con materassi, fanno il bagno in vasche di tela cerata e hanno a disposizione una cucina e una dispensa ben fornite, perché mangiare tutti i giorni una bistecca di zebù è una noia mortale. Il glamping (glamorous camping, o campeggio di lusso) nasce così, da viaggiatori benestanti che andavano a caccia in paesi esotici ma che mai e poi mai avrebbero rinunciato agli agi e ai lussi di casa: tovaglie di pizzo, piatti in porcellana, bicchieri in cristallo, perché no tappeti persiani e comode poltrone, boys che provvedevano a ogni necessità e, all’occorrenza, montavano e smontavano il campo, riponendo con cura tutto. Certo che girare il mondo con appesi allo zaino un sacco a pelo e una tenda canadese, dormire per terra, mangiare nella gamella qualcosa cotto alla meglio sul fornellino e schiaffeggiarsi per scacciare le zanzare è un tipo di campeggio un po’ diverso da questo.

Glamping

Glamping, il campeggio senza rinunciare alla comodità. Foto di wickerfurniture.

In tempi più recenti il glamping si è spostato anche in terre meno esotiche, raggiungendo i nostri lidi; la vacanza nella natura senza rinunciare alle comodità non è più privilegio di pochi, dotati  di portafogli ben forniti, ma è diventata una tendenza del momento: strutture che offrono sistemazioni di questo tipo si trovano ormai in molte località, spesso nei pressi di mete turistiche famose, come Venezia, Capalbio, Pietrasanta, Santorini. I glamping migliori offrono menù biologici e massaggi, cercano di essere il più possibile ecosostenibili utilizzando il riciclo dell’acqua piovana e i pannelli fotovoltaici, e associano tutto questo ad agi e lussi degni di grandi alberghi: così, ad esempio,  l’Ecocamp nel Parque National Torres del Paine, in Cile, offre alloggi ispirati alle capanne dei Patagoni, fatti per resistere ai venti che possono raggiungere i 180 chilometri orari, realizzati con materiali locali e dotati di  pannelli fotovoltaici per provvedere ai bisogni energetici. More »

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Barcellona in primavera

Filed under Città europee

tripwolf vi suggerisce di godere della paella e delle opere di Gaudí di Barcellona con l’aria frizzantina della primavera. Adesso e solo per un breve periodo di tempo scarica la guida turistica di Barcellona con uno sconto 60%!

 

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Mentre nel nord Europa gli alberi cominciano a gettare i primi boccioli che spuntano in un aria ancora fresca, a Barcellona si gira già in maglietta a maniche corte. Con temperature tra i 18 e i 22 gradi la città si fa piacevolmente scoprire senza che tu la debba condividere con orde di turisti che la prendono d’assalto durante l’alta stagione. More »

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Il fascino della Normandia

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La Francia è il paese che attira il maggior numero di visitatori stranieri al mondo: nominare Parigi, i Castelli della Loira o la Provenza e la Costa Azzurra è fin troppo facile, ma le mete di grande interesse dell’Esagono sono anche altre. Tra esse un posto importante spetta soprattutto alla Normandia: nella grande regione nel nord-ovest del Paese possiamo trovare località ricche di storia, città d’arte, grandi architetture moderne, campagne sconfinate, spiagge tra le più belle d’Europa e coste selvagge, in un viaggio che permette sempre di scoprire qualcosa e che non annoia mai. Una vacanza normanna non si può esaurire nel breve spazio di un fine settimana ma si deve sviluppare su un periodo più lungo, diciamo dai dieci giorni alle due settimane, e l’ideale, forse, sarebbe quello di farla in camper, per potersi spostare in gran libertà, seguendo odori e colori.

Manneporte

Étretat, Normandia. La falesia d’Avel con l’arco in pietra di Manneporte. Foto di smlp

La porta della Normandia è, forse, Giverny, piccolo villaggio situato nella parte più interna della regione. La fama della località è legata a Claude Monet, il grande pittore impressionista, che vi abitò dal 1883 fino al 1926, anno della sua morte. La sua casa ospita la fondazione che ne porta il nome, e mantiene ancora gli interni originali, dalla sala da pranzo gialla alla cucina rivestita di azulejos, mentre all’esterno si può ammirare il giardino che in primavera esplode nella miriade di colori dei fiori; caratteristici i canali e i piccoli ponti del giardino giapponese, fonte di ispirazione per numerosi quadri. Giverny è un po’ il contraltare settentrionale di Aix en Provence, che ospitò l’atelier di un altro celeberrimo pittore impressionista, Paul Cézanne. A circa settanta chilometri a nord ovest del villaggio normanno sorge Rouen, soprannominata la “Ville Musée” per il numero di monumenti, soprattutto in stile gotico, che racchiude. Il suo centro storico presenta ancora numerose case a graticcio, tipiche dell’architettura medievale dell’Europa del Nord, con la struttura portante in travi di legno a vista. L’imponente cattedrale di Notre-Dame è uno dei massimi esempi di architettura sacra gotica e la sua flèche si spinge nel cielo fino a 151 metri, rendendola l’edificio più alto della nazione. Rouen, durante la guerra dei Cent’anni, fu la capitale dei territori inglesi in Francia e fu qui, nella piazza del Mercato Vecchio, che fu arsa viva Giovanna d’Arco, condannata per eresia.
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Cinque motivi per non trascorrere il giorno di San Patrizio in un pub di Dublino

Filed under Città del mondo, Città europee, festività

Viaggia in direzione Dublino insieme a tripwolf alla scoperta di elfi e birra verde. Adesso e solo per un breve periodo di tempo la guida turistica di Dublino disponibile per il download gratuitamente!

 

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Lì’invero volge al termine, i primi germogli fanno capolino in campagna e in città e come ogni anno di avvicina il 17 marzo. Durante questa giornata gli irlandesi e insieme con loro sempre più tanta gente nel mondo il giorno di San Patrzio, che è stato istituito come giorno di commemorazione della morte dei primi missionari cristiano in Irlanda. Tutto ciò che si può portar via viene dipinto di verde: case, fiumi e persino la birra durante questo giorno speciale viene servita con un altro colore rispetto al solito. More »

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Albergo diffuso: un’idea italiana per valorizzare il territorio

Filed under Città italiane, Hotel / Dove dormire, Uncategorized

Uno degli aspetti del viaggio è sicuramente l’alloggio: ci sono diverse scelte, da quelle economiche, come ostelli o campeggi, a quelle itineranti, come roulotte e camper, a residence, bed and breakfast, camere o appartamenti in affitto, per finire agli alberghi, con un numero di stelle variabile in base al desiderio di comfort e al portafoglio. Oltre a tutte queste opzioni, in certe zone d’Italia ne possiamo aggiungere un’altra, estremamente stimolante e innovativa: quella dell’albergo distribuito. L’idea alla base di questa interessante forma di ospitalità nasce in conseguenza a un evento drammatico: il terremoto in Friuli- Venezia Giulia del maggio 1976. La ricostruzione seguita al sisma mise in luce la necessità di valorizzare case e borghi, man mano che si procedeva nella loro ristrutturazione. L’embrione di questa iniziativa è da ricercarsi in un progetto del 1982 relativo al borgo carnico di Comeglians, su iniziativa dell’architetto Toson e del poeta e scrittore Leonardo Zanier, mentre la prima esperienza, risale a qualche anno dopo, al 1994, nel comune di Sauris, sempre in Carnia. Da lì l’idea si diffonde in altre regioni italiane: Sardegna, Puglia, Marche e così via. A oggi, almeno secondo i dati dell’associazione di categoria ADI relativi al 2013, ci sono 76 alberghi diffusi in 16 regioni italiane, e uno in Spagna, a Ledesma, piccolo borgo nella Comunità autonoma di Castiglia e León, vicino a Salamanca, primo esempio di esportazione di questo modello di ospitalità.

Albergo diffuso a Castelvetere sul Calore (AV): uno scorcio. Foto di Fiore S. Barbato

Albergo diffuso a Castelvetere sul Calore (AV): uno scorcio. Foto di Fiore S. Barbato

In sostanza cos’è un albergo diffuso? È un albergo che non è un albergo, in quanto non è progettato e costruito come tale: la reception, gli spazi comuni, le camere e gli appartamenti che lo costituiscono sono situati in un borgo, all’interno delle case e degli spazi che lo costituiscono, opportunamente restaurati e ristrutturati. È, quindi, per così dire infiltrato nella comunità, e aderisce al territorio, proprio per il fatto che non è stato pensato e costruito come struttura a sé stante; è stato definito anche “albergo orizzontale”, proprio per marcare la cesura con le strutture alberghiere tradizionali. Oltre a offrire un’ospitalità diversa da quella alla quale siamo abituati, a consentirci di immergerci nella realtà, nella storia e nella cultura locali, l’albergo diffuso ha anche un altro grande merito: quello di recuperare edifici e spazi altrimenti abbandonati e destinati alla fatiscenza. More »

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7 mostre di primavera in Italia (seconda parte)

Filed under Città italiane, Eventi, Mostre e musei

Qualche giorno fa abbiamo scritto di tre delle più importanti mostre italiane di questa primavera 2014: “Legér 1910-1930 La visione della città contemporanea”, a Venezia dall’8 febbraio al 2 giugno nella sede di Palazzo Correr,  “L’ossessione nordica. Böcklin Klimt Munch e la pittura italiana” a Palazzo Roverella, Rovigo, dal 22 febbraio al 22 giugno e infine“Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore” (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 22 febbraio al 15 giugno). Oggi proseguiamo a scendere la Penisola per visitare altre quattro grandi e interessantissime esposizioni.

La ragazza con l'orecchino di perla

Mostra “La ragazza con l’orecchino di Perla”. Locandina

A Bologna, solo qualche decina di chilometri dai quadri del fauve Matisse, sono esposti i capolavori di alcuni dei più grandi maestri fiamminghi della cosiddetta “Età dell’Oro”: stiamo parlando della mostra “La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt, capolavori dal Mauritshuis” , una rassegna eccezionale e irripetibile, che porta all’attenzione del pubblico italiano alcuni dei capolavori del Seicento olandese; la sede è Palazzo Fava, le date vanno dall’8 febbraio al 25 maggio. Il quadro che dà il nome alla mostra è il celeberrimo “La ragazza con l’orecchino di perla”, noto anche come “La ragazza col turbante”, olio su tela che Jan Vermeer,  uno dei maestri della pittura olandese, dipinse probabilmente tra il 1665 e il 1666. Il ritratto raffigura una ragazza posta di tre quarti, con i lineamenti scolpiti dalla luce che proviene da sinistra; lo sguardo languido, le labbra rosse leggermente socchiuse, la perla dell’orecchino a illuminare il viso, danno all’opera un’aria di innocente e acerbo erotismo, ed è conosciuto forse quanto la vinciana “Gioconda”. L’opera è talmente famosa da aver ispirato romanzi e un film, interpretato da Scarlett Johansson. Oltre al capolavoro di Vermeer, la mostra bolognese ospiterà altre 36 opere, tra le quali un altro Vermeer, quattro Rembrandt e poi quadri di Ter Borch, Claesz, Van Goyen, e altri maestri della Golden Age. Le opere esposte provengono tutte dalle collezioni della Mauritshuis, prestigioso museo dell’Aia, temporaneamente chiuso per ristrutturazione. Collaterale a questa rassegna, l’esposizione “Attorno a Vermeer”, nella quale venticinque artisti italiani contemporanei tributano il loro omaggio al pittore olandese. Informazioni, prenotazioni e costi alla pagina di Bologna Welcome dedicata all’evento. More »

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7 mostre di primavera in Italia (prima parte)

Filed under Città italiane, Eventi

A primavera, col ritorno della bella stagione e di temperature più miti, viene la voglia di fare qualche viaggio: il periodo di Pasqua, i ponti del 25 aprile, del Primo maggio e della Festa della Repubblica sono altrettante occasioni per evadere dalla routine quotidiana e dedicarsi a un turismo sicuramente diverso da quello estivo e balneare. L’Italia, di per sé, è ricchissima di mete ideali per un fine settimana o per qualche giorno di vacanza: ad aumentare l’attrattiva di molte città d’arte ci pensano anche le grandi mostre che mai, come nel periodo primaverile, affollano il calendario. Possiamo discutere se questi eventi siano o meno ben organizzati, se siano troppi, se, infine, siano veramente utili a diffondere la cultura o, piuttosto siano solo fenomeni di massa, almeno per le mostre più pubblicizzate, ai quali il turista à la page non può non andare: di certo c’è solo che, molto spesso, sono l’unico modo per far sì che un gran numero di persone entrino nei musei o vedano palazzi che, altrimenti, resterebbero vuote cartoline delle quali, forse, si ignora storia o esistenza. SI fa un gran dire che la cultura e la bellezza siano la vera ricchezza del nostro paese: forse sarebbe veramente il momento di iniziare a frequentarle di più.

Matisse, mostra a Ferrara

Mostra “Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore”. Locandina.

Quali sono le grandi mostre che questa primavera ci offre l’Italia? Ne abbiamo scelte sette, sicuri di averne dimenticate almeno settanta volte tante, e per sceglierle abbiamo usato un unico criterio, quello del nostro interesse personale: forse non è molto democratico e non tutti saranno d’accordo, ma da qualche parte dovevamo pur cominciare. Per elencarle, senza voler dare la predominanza a una o a un’altra, abbiamo scelto un puro e semplice parametro geografico, scendendo la penisola da Nord a Sud. Per non annoiare il lettore con un lungo elenco abbiamo pensato di dividere il nostro post in due parti: oggi pubblichiamo la prima, nei prossimi giorni sarà la volta della seconda. More »

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Qualche consiglio per un viaggio a Parigi

Filed under Città del mondo, Città europee, Sito di Tripwolf, tripwolf app

“Ecco, la solita lista di monumenti, musei e delle dieci cose da fare assolutamente”: chi di voi non ha avuto questo pensiero leggendo il titolo del post alzi la mano … e invece no! Non scriveremo di monumenti, locali e cose da fare o da mangiare, ma di come visitare la Ville Lumière risparmiando sui costi di trasporti e musei, un argomento decisamente più interessante, visto che le altre informazioni le possiamo trovare facilmente sulla guida di tripwolf per smartphone e tablet.

 

La Metropolitana di Parigi

La Metropolitana di Parigi. Foto di Pestoverde.

Come tutte le metropoli, Parigi ha una rete di trasporti pubblici molto sviluppata che si diffonde capillarmente in città e nella regione limitrofa, combinando Metropolitana, RER e linee su strada. La Metropolitana di Parigi fu inaugurata in occasione dell’Esposizione internazionale del 1900 e comprende 16 linee con 303 stazioni e 220 chilometri di binari. A essa è affiancata una seconda metropolitana, la RER (Rete Espressa Regionale), costituita da linee ferroviarie che attraversano, in galleria, la città, collegandola a diverse località dell’area metropolitana e dell’Île-de-France; le stazioni sono quasi 260 disposte su 587 chilometri. Le linee di superficie utilizzano autobus (3400 chilometri, dei quali circa 600 in città), sette linee di tram, cinque delle quali extraurbane, e la funicolare di Montmartre, che sale da Montmartre alla Basilica del Sacro Cuore. More »

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Ravenna, la capitale dei mosaici

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Una tra le mete più interessanti d’Italia, per lo splendore dei suoi mosaici di età paleocristiana, è sicuramente Ravenna. L’arte musiva non ebbe certo origine qui, ma sicuramente è in questa città che ha raggiunto il suo massimo splendore, offrendo opere di grandissima suggestione e bellezza. La città, nell’antichità, sorgeva su un isola circondata dalle lagune della Valle Padusa, l’ampia zona paludosa che accompagnava il delta del Po. La posizione era militarmente interessante e proprio per questo l’imperatore Ottaviano, dopo aver dato il via alla realizzazione di opere di sistemazione idraulica, fece costruire, poco a sud della città, l’imponente porto militare di Classe, la più importante base navale militare del Mediterraneo Orientale, che poteva ospitare centinaia di triremi con i relativi equipaggi.

Soffitto del Mausoleo di Galla Placidia

Soffitto del Mausoleo di Galla Placidia. Foto di Incola da Wikimedia Commons.

Nel periodo tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente e l’invasione dei Longobardi, tra il 400 e il 750 d.C., la città fu per tre volte capitale: prima dell’Impero Romano, dall’inizio del V Secolo fino alla sua caduta, poi, con Odoacre, Teodorico e i suoi successori, del Regno degli Ostrogoti, infine dell’Esarcato, il protettorato che l’Impero Romano d’Oriente aveva steso su molte parti della penisola italiana. È in questi anni, e in particolare tra il V e il VI Secolo, che Ravenna divenne la capitale del mosaico, dando origine a una scuola dalle caratteristiche uniche, dove realismo e simbolismo si coniugavano traendo fonti e ispirazioni sia dall’arte romana che da quella bizantina. È proprio il patrimonio musivo della città che le è valso, dall’Unesco, il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Nei pressi della chiesa di Santa Maria Maggiore, affiancata da un bel campanile cilindrico, ricostruita nel XVII Secolo a seguito di un crollo dell’originale edificio paleocristiano, sorge un piccolo, quasi modesto edificio con pianta a croce latina: l’esterno è in semplici mattoni e nulla lascia intuire la presenza di una cupola, nascosta da un tiburio quadrato: è il Mausoleo fatto costruire dall’imperatrice Galla Placidia, figlia di Teodosio I. Basta entrare, però, per trovarsi proiettati in una realtà sfarzosa, quasi fiabesca: la parte inferiore delle pareti è rivestita di marmi pregiati e le volte sono ricoperte da mosaici di squisita fattura che sviluppano il tema della vittoria della vita eterna sulla morte. La cupola, poi, è un cielo notturno di un blu intensissimo, tempestato da infinite stelle dorate con al centro una grande croce, pure d’oro. La bellezza di questo cielo e dei mosaici circostanti, acuita dalla particolare tonalità della luce che filtra dalle finestre in alabastro, pare abbia ispirato a Cole Porter le note di Night and Day.

A poca distanza dal mausoleo sorge l’imponente basilica di San Vitale, a pianta ottagonale: la struttura architettonica della chiesa è molto interessante, ma quello che racchiude lo è ancor di più; gli alti spazi sono ricoperti di decorazioni: marmi, stucchi, ma soprattutto mosaici. Il pavimento del presbiterio è ricoperto da un labirinto, simbolo del percorso che occorre fare per rinascere purificati dal peccato; alzando gli occhi dal pavimento, la vista è dominata dai mosaici, di una bellezza straordinaria. Il catino del presbiterio è dominato da un Cristo Pantocrator, ben diverso dagli analoghi che, sette secoli dopo, ritroveremo nei mosaici siciliani di Cefalù e di Monreale. Qui è infatti assiso su un globo azzurro e affiancato da due arcangeli e dai santi Ecclesio e Vitale. Notevolissimi anche i mosaici della volta a crociera, con quattro angeli che sorreggono l’Agnus Dei; sui lati del presbiterio figure di profeti e, sulle lunette dell’ordine inferiore, i due cortei imperiali: quello di Giustiniano, da un lato, si specchia con quello della moglie Teodora, posto sulla parete di fronte. La bidimensionalità della rappresentazione, fatta solo di linee e luce, è indice di una stilizzazione quasi astratta che dà ieraticità alle figure, mitigata da una sorta di sforzo realistico nella rappresentazione dei volti. L’imperatore e la moglie portano l’aureola a dimostrare, quasi, una natura semidivina, nell’alveo della tradizione imperiale romana.

La chiesa di Sant’Apollinare Nuovo fu fatta costruire dal re goto Teodorico nei primi anni del VI Secolo come cappella palatina, quindi nasce come edificio di rito ariano. Quando la città fu conquistata dai Bizantini, nel 540, la chiesa fu riconsacrata al culto cattolico. L’interno è ornato da coloratissimi mosaici appartenenti, però, a epoche diverse: alcuni infatti risalgono al periodo teodoriciano, come le ventisei scene cristologiche che costituiscono il più grande ciclo monumentale sul Nuovo Testamento giunto fino a noi, altri a quello giustinianeo, consentendo di studiare l’evoluzione dell’arte musiva nel VI secolo. Tra i mosaici da notare il Cristo che divide le pecore dai capretti, simbolica rappresentazione dei buoni dai cattivi, tema analogo al Buon Pastore del Mausoleo di Galla Placidia, di un secolo antecedente. Qui però le figure sono più schiacciate, e presentano semplificazioni evidenti: gli animali in secondo piano, infatti, a ben vedere sono senza zampe. Interessanti anche le rappresentazioni del Palazzo di Teodorico, dal quale sono state cancellate le figure umane, come si evince dalla presenza di aree di mosaico dal colore leggermente diverso, e del Porto di Classe, dove le tre triremi sovrapposte danno quasi un’idea di prospettiva a volo d’uccello.

A pochi chilometri dal centro cittadino, nei pressi dell’antico porto, sul luogo del martirio del Santo fu eretta, nel VI Secolo, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe: contrariamente agli altri edifici dei quali abbiamo parlato fin qui, il suo interno è spoglio, fatto salvo il catino absidale, dominato dal grande mosaico nel cui centro è raffigurato San Vitale, con le braccia aperte in atteggiamento di preghiera: ai suoi lati, in una valle fiorita con alberi, rocce e animali, dodici agnelli rappresentano il gregge affidato al pastore di anime. La valle è sovrastata da un cielo dorato nel quale campeggia una croce su fondo azzurro: ai lati i profeti Mosè ed Elia e, tra le nubi, i simboli degli evangelisti; i tre agnelli sottostanti rappresentano gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. La parte alta del mosaico è, quindi, una rappresentazione della trasfigurazione sul Monte Tabor, a rimarcare, nella polemica tra Cattolici e Ariani, la duplice natura umana e divina di Cristo. Altri mosaici di grande interesse si trovano nella Cappella Arcivescovile dove un Cristo Guerriero, con la Croce in spalla, schiaccia le belve dell’eresia, nel Battistero degli Ariani, con la decorazione della cupola dove San Giovanni Battista battezza Gesù, e nel Battistero Neoniano, coevo del Mausoleo di Galla Placidia, a pianta ottagonale, dall’interno interamente ornato di mosaici.

Un po’ fuori dalla città, in un’area anticamente disabitata prossima alla necropoli dei Goti, sorge il massiccio Mausoleo di Teodorico, interamente costruito in pietra d’Istria, con un primo piano a pianta decagonale, le cui pareti sono alleggerite da archi a tutto sesto, e un secondo, raggiungibile con una scala esterna, a pianta anch’essa decagonale, impreziosito, nell’antichità, da un deambulatorio con colonne del quale restano solo tracce. All’interno una vasca in porfido rosso conteneva i resti del re, rimossi sotto l’Esarcato bizantino. Impressionante per le dimensioni è la grande copertura monolitica a cupola, alta tre metri e con un diametro di quasi undici, per un peso, stimato, di 230 tonnellate.

Informazioni sui monumenti e gli orari di visita si possono trovare nel sito Ravenna Turismo e cultura.
Mario Govoni

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