Erice: il Castello di Venere, i cibi tipici e i ristoranti

Vorrei che il vento avesse un suono che si può scrivere. Sarebbe quello che si sente da lassù, ad Erice, a 750 metri, immersi in una nuvola, o appoggiati ad una roccia, lo sguardo verso il mare, che scivola sull’orizzonte fino alla falce di Trapani, protesa verso ovest.

Vorrei che le pietre potessero raccontare una storia, quella di Ercole che lotta contro il gigante Erix, quella di un re o di qualche principessa da liberare. La torre circolare del Castello di Balio sembra perfetta per una fiaba medievale.Vale la pena spingersi fino all’estremo occidente della splendida Sicilia, per raggiungere questo piccolo borgo, percorrere le tortuose curve della Cronoscalata Monte Erirce (magari ad una velocità che consenta di godere il panorama) oppure prendere l’ovovia che parte da Casa Santa, a valle, ai margini di Trapani.

Arrivati lassù non si può non chiedersi come sia stato possibile, 700 anni fa, costruire un castello su quelle rocce.

“Una borgata irta di torri”, abitata da poche centinaia di persone, circondata da mura fenice, dove si mangiano alcune prelibatezze come le genovesi ericine, il pesto ericino e altre specialità siciliane. Pare che il ristorante Monte San Giuliano non abbia rivali. Ottimo il pesce spada anche a La Prima Dea. Sulla tavola non può mancare una bottiglia di vino trapanese.

Forse gli ingredienti ci sono davvero tutti per poter affermare che questo angolo di Mediterraneo è un luogo perfetto per ospitare il Castello di Venere, dea dell’amore, della bellezza e della fecondità, dove le jeròdulai, sacerdotesse bellissime, si accoppiavano con i pellegrini secondo riti di prostituzione sacra.

Dario Sorgato

 

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