Filed under Città italiane, Passeggiate

La cittadina umbra di Orvieto sorge su una rupe tufacea a 325 metri sul livello del mare, al confine tra le province di Terni e Viterbo, e vanta antichissime origini: lì infatti sorgeva la città stato etrusca di Velzna, detta Volsinii dai Romani, costruita in prossimità del santuario Fanum Voltumnae, presso il quale, ogni anno, si tenevano giochi e riti religiosi. Nel 264 a.C. i Romani distrussero Volsinii e deportarono gli abitanti sopravvissuti sulle rive del vicino lago di Bolsena.

Sul finire dell’Impero Romano le invasioni barbariche spinsero la popolazione di Bolsena a ritornare sulla rupe tufacea, dove fondarono una cittadella, alla quale diedero il nome di Ourbibentos; nei secoli successivi si sviluppò una città che prese il nome di Urbs Vetus. Le vicende successive sono quelle di molte altre zone d’Italia del periodo: conquistata dai Goti, poi dai Bizantini, infine dai Longobardi, che la unirono al Ducato di Spoleto. Libero Comune, nel Dodicesimo Secolo intraprese una politica espansionistica che la portò a dominare su un ampio territorio che comprendeva la Val di Chiana e si spingeva sulla costa tirrenica fino a Talamone e Orbetello. È questo il periodo di massimo splendore della città e risalgono ad allora i maggiori edifici che abbelliscono la città. Fu parte dello Stato della Chiesa e, nel 1860, annessa al Regno d’Italia.

Numerosi sono i monumenti che la abbelliscono, a partire dal meraviglioso Duomo, i lavori di costruzione del quale iniziarono nel 1290: la chiesa fu voluta da papa Niccolò IV per ospitare le reliquie del Miracolo del Sangue di Bolsena. Capolavoro del gotico italiano, ha la facciata riccamente decorata di mosaici, bassorilievi e statue; la navata centrale è illuminata da un ampio rosone. All’interno la Cappella di San Brizio ospita il ciclo di affreschi sul Giudizio Universale, iniziati da Beato Angelico e terminati da Luca Signorelli. Altri edifici religiosi degni di nota sono la chiesa di San Giovenale, la più antica della città, la Chiesa di Sant’Andrea, sorta sui resti di un antico tempio pagano e di una successiva basilica paleocristiana, la Chiesa di San Domenico, che ospita il monumentale mausoleo del Cardinale De Braye, opera di Arnolfo di Cambio, la Chiesa di San Francesco, che che fu sede di importanti eventi come il funerale di Enrico di Inghilterra, celebrato da Gregorio X nel 1273, e la canonizzazione di Luigi IX di Francia, celebrata da Bonifacio VIII nel 1297. Ancora si possono citare la Chiesa di San Ludovico, la Chiesa di San Giovanni, le medievali chiese dei Santi Apostoli, di Sant’Agostino e di San Lorenzo di Arari e la rinascimentale Chiesa del Gesù.

Tra i palazzi meritano una citazione il Palazzo dei Sette, con l’adiacente Torre del Moro, dalla quale si poteva dominare tutto il territorio orvietano, il Palazzo Comunale, il Palazzo del Popolo, il Palazzo Papale e i numerosi palazzi rinascimentali appartenenti alle famiglie più in vista della città; esempio di architettura militare è la fortezza voluta dal Cardinale Albornoz, costruita nel 1364.

Orvieto, oltre che per il Duomo, è famosa anche per il Pozzo di San Patrizio, profondo oltre 50 metri, voluto da papa Clemente VII per assicurare alla città adeguate risorse idriche in caso di assedio o calamità naturali. Di forma cilindrica, con diametro di 13 metri, è un capolavoro di ingegneria, con le sue due rampe elicoidali a senso unico, indipendenti una dall’altra e dotate, ognuna, di un proprio accesso; una era per la discesa dei muli che andavano a fare il rifornimento dell’acqua, l’altra per la risalita. Il nome fa riferimento all’abisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio. La cosiddetta Orvieto sotterranea comprende oltre mille cavità artificiali scavate nel tufo, cantine e cisterne per la raccolta dell’acqua, che vanno dall’epoca etrusca a quella rinascimentale.

Alla base della rupe orvietana, ai due lati opposti della stessa, si trovano le necropoli etrusche del Crocifisso del Tufo e di Cannicella, dalla quale proviene la statua detta Venere di Cannicella. Il trecentesco Palazzo Soliano ospita il Museo “Emilio Greco” che raccoglie 32 sculture in bronzo e 60 opere grafiche dell’artista, autore delle porte bronzee del Duomo cittadino.

Mario Govoni

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One Comment

  1. Posted 18/04/2012 at 11:04 | Permalink

    Un gioiellino di città che offre tanto sia nel campo storico e artistico, ma anche dal punto di vista enogastronomico ed ambientale.

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