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Il viaggiatore che esce dalla stazione ferroviaria di Terni si trova di fronte un sorprendente manufatto di archeologia industriale: una gigantesca pressa idraulica da 12.000 tonnellate, proveniente dalle Acciaierie di Terni, nei pressi della quale si trova il Centro Documentazione sul Patrimonio Industriale, che offre visite guidate con itinerari riguardanti “Le fabbriche e la città”, “La cultura e le condizioni di vita degli operai”, “L’uso delle acque”. Questo è, infatti, il recente passato della città umbra, fatto di opifici e di acciaierie, poi dismessi e, a volte, rinati a nuova vita, come è avvenuto per gli stabilimenti di Papigno, trasformati in teatri di posa, dove Roberto Benigni ha girato film come “La vita è bella”, “Pinocchio” e “La tigre e la neve”.

Terni, l’antica Interamna, la “città tra i fiumi”, con riferimento alla sua posizione tra il Nera e il suo affluente Serra, ha una storia che si spinge fino all’Età del Bronzo; la zona era abitata dal popolo dei Naharti, di origine indoeuropea, preesistente agli Umbri. L’origine della città è fissata al 672 a.C.; attorno alla prima metà del III secolo a.C. il centro divenne colonia romana. È di questo periodo la costruzione, a opera di Manlio Curio Dentato, della via Curia, che univa Terni a Rieti, ma, soprattutto, il taglio del costone di Marmore per creare le cascate omonime. Dell’epoca romana restano tratti dell’antica cinta muraria e, soprattutto, l’anfiteatro, capace di 10.000 posti, fatto costruire nel 32 d.C. da Fausto Liberale; circa un terzo del perimetro è occupato dalla chiesa del Carmine e la struttura è ancor oggi utilizzata per spettacoli e manifestazioni. A poca distanza dalla città, tra Terni e Sangemini, si trovano i resti della cittadina romana di Carsulae, abbastanza ben conservati. Reperti preromani e romani si possono ammirare nel Museo Archeologico cittadino.

Tra i palazzi si possono citare Palazzo Spada, oggi sede del comune, Palazzo Mazzancolli e l’ex palazzo del Comune, che ospita la Bibliomediateca, nonché le medievali torri dei Barbarasa e dei Castelli. Il Duomo, di origine romanica, contiene numerose e importanti opere d’arte; tra gli altri edifici religiosi meritano menzione le chiese di San Francesco, di San Lorenzo e di San Cristoforo, tutte costruite nel XIII secolo e, soprattutto, la piccola chiesa di San Salvatore, costituita da due edifici contigui uno, rotondo, del V secolo d.C., l’altro, che ne costituisce l’avancorpo, risalente all’Undicesimo secolo; aggregate alla chiesa le cappelle Manassei e Filerna, costruite in epoche successive. Una tradizione vuole che presso questa chiesa avvenisse l’incontro tra papa Zaccaria e il re longobardo Liutprando in occasione della donazione che quest’ultimo fece alla Chiesa, dando vita così al Patrimonio di San Pietro. La chiesa più famosa di Terni è, però, la Basilica di San Valentino, antichissima struttura costruita su un’area cimiteriale cristiana per ricordare il vescovo Valentino, martire a Roma nel 273, le cui spoglie furono qui inumate dai suoi seguaci; il 14 febbraio la chiesa è meta di pellegrinaggi di innamorati di tutto il mondo e vi si celebrano numerosi matrimoni.

Alla fine di Corso del Popolo svetta il maestoso obelisco “Lancia di Luce”, opera dello scultore Arnaldo Pomodoro, che vuole rappresentare il progresso umano: le numerose fratture, gli inserti e gli effetti chiaroscurali che costituiscono parte integrante del monumento rappresentano una drammatica metafora dei rischi della tecnologia.

A pochi chilometri dal centro cittadino, seguendo la strada verso Rieti, si sale a Marmore, piccola località resa celebre dalle cascate, tra le più alte d’Europa con i suoi 165 metri di dislivello. Il salto artificiale, fatto costruire nel 271 a.C. dal console Manlio Curio Dentato, devia il corso del Velino nella valle del Nera ed evita l’impaludamento delle terre reatine. Le acque sono intercettate dalla centrale elettrica di Galleto, per cui la massima portata, per scopi turistici, si ha solo per alcune ore, variabili secondo il giorno della settimana e il mese. Il belvedere superiore e quello inferiore, entrambi attrezzati con parcheggi e servizi, permettono due diversi punti di vista sulla cascata, mentre i più volenterosi si possono cimentare nella passeggiata lungo il sentiero che costeggia i tre salti che la costituiscono.

 Mario Govoni

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