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La decisione è presa: trascorreremo una giornata a Capri. La mattina di buonora siamo al porto di Napoli, al molo Beverello, in attesa di imbarcarci sull’aliscafo (in realtà un catamarano idrogetto) che ci sbarcherà sull’isola del Golfo, dimora preferita dell’imperatore Tiberio. Quaranta minuti di navigazione su un mare liscio come una tavola, con vista sulla Penisola Sorrentina, e, finalmente, entriamo nel porto di Marina Grande. Siamo arrivati!

Per salire in Piazzetta, centro nevralgico della cittadina e dell’intera isola, abbiamo a disposizione tre alternative: la funicolare, l’autobus o un taxi. Optiamo per l’autobus perché possiamo fare il biglietto giornaliero e risolvere così eventuali problemi di spostamento sull’isola. In Piazzetta ci sediamo ai tavolini di un caffè e facciamo colazione con cappuccino e cornetto: i prezzi non sono popolarissimi ma siamo nell’ombelico del mondo, anche se è ancora presto per intercettare qualche VIP in vacanza. Ristorati decidiamo di salire fino a Villa Jovis, la più grande e importante delle dodici residenze imperiali che l’imperatore Tiberio si fece costruire quando decise di fare dell’isola la sua residenza. La salita, da farsi rigorosamente a piedi, è impegnativa e dura quasi un’ora: è ripida e assolata, quindi è bene essere forniti di bottigliette di acqua fresca.

La villa, immersa nel verde della macchia mediterranea, è posta sul cocuzzolo del Monte Tiberio e da lì si domina, da un lato, il centro di Capri e dall’altro il Golfo di Napoli da Ischia a Punta Campanella. A poca distanza dalla villa imperiale c’è la novecentesca Villa Lysis, costruita per lo scrittore francese Jacques Fersen. Scendiamo nuovamente in piazzetta e, non stanchi, ci rechiamo a visitare la Certosa di San Giacomo, di epoca Angioina: fortunatamente non è lunedì, giorno di chiusura del complesso monumentale.

A poca distanza i Giardini di Augusto, voluti dall’industriale Friederich Alfred Krupp, orto botanico contenente tutte le specie vegetali dell’isola; è da qui che vediamo per la prima volta i Faraglioni, che avremo modo, poi, di osservare più da vicino, e che parte la famosa Via Krupp: otto tornanti scendono fino a Marina Piccola, scorciatoia voluta dal magnate tedesco che così poteva recarsi dal Quisisisana, dove alloggiava, al suo yacht là ormeggiato. Rinunciamo a percorrerla perché, purtroppo, il tempo è tiranno, e torniamo a Marina Grande per prendere una delle barche che, in un paio d’ore, ci farà fare il giro dell’isola. La prima tappa è alla spiaggia dei Bagni di Tiberio, residenza marina dell’imperatore, a poca distanza dalla quale si trova l’ingresso della Grotta Azzurra: trasbordiamo su una barchetta a remi per entrare nell’antro, ma dobbiamo aspettare perché c’è un po’ di fila; l’ingresso è così basso che ci dobbiamo stendere sul fondo dell’imbarcazione per oltrepassarlo. La leggenda vuole che Tiberio si fosse fatto costruire un passaggio tra la sua adiacente villa e la grotta per potersi bagnare nelle acque cristalline di un azzurro più che intenso. Il barcaiolo, cantando, ci fa sentire gli echi e le sonorità della grotta.

Riprendiamo il tour dell’isola e doppiamo Punta Carena, oltre la quale si apre un tratto di costa ricco di cavità e grotte, come la Grotta Verde dall’acqua dai riflessi di smeraldo. Arriviamo verso Marina Piccola e ci riappaiono i Faraglioni, caratteristiche formazioni rocciose che emergono dall’acqua vicino alla costa, amatissimi dai Romani che costruivano grandi ville dalle quali potevano goderne la vista. A poca distanza dallo Stella, dal Faraglione di Mezzo, attraversato da una galleria naturale di circa sessanta metri, e da Scopolo si trova un quarto faraglione, molto più basso, detto Monacone perché qui, in passato, si potevano vedere le foche monache.

Tornati a Marina Grande abbiamo giusto il tempo per mangiare un boccone e poi, preso l’autobus, raggiungiamo Anacapri, la seconda cittadina dell’isola; il centro storico è tranquillo e silenzioso, lontano dalla mondanità della Piazzetta: le piazze, imperdibile piazza Boffe, e le stradine del borgo sono colorate dai gerani e dalle buganvillee che si affacciano dai giardini. Da visitare la Casa Rossa e le chiese di San Michele, col pavimento in maiolica che rappresenta la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, e Santa Sofia. Il centro dell’attenzione, ad Anacapri, non può non essere Villa San Michele, abitazione “aperta al sole e al vento e alle voci del mare” del medico e scrittore svedese Axel Munthe, che la volle costruita in uno dei punti più panoramici della cittadina, includendo nel suo perimetro i resti di una villa imperiale romana e di una cappella medievale. La costruzione ha un aspetto fantastico, con architetture disegnate dallo stesso Munthe, dove bifore e trifore medievali si alternano a classicheggianti capitelli. La villa ospita una collezione di reperti archeologici egizi, etruschi e romani, tra i quali spicca una testa di Medusa, raccolti dal proprietario durante i suoi viaggi. Il giardino è ricco di piante della flora mediterranea e di numerosi, bellissimi, cespugli di rose e si apre sul Golfo di Napoli con una vista di affascinante bellezza.

La giornata volge ormai al termine: è ora di tornare a Marina Grande per prendere l’ultimo aliscafo per Napoli, con gli occhi ancora pieni delle bellezze dell’isola e i sensi ancora eccitati dai suoni e dai profumi che abbiamo raccolto nella nostra gita.

Mario Govoni

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