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Nell’immaginario di molti viaggiatori, l’Iran è un paese da evitare per le sue tensioni e contraddizioni. Al contrario esso si presenta come  un paese ricco non solo di storia ma anche di umanità: la sua ospitalità senza pari cela anche il desiderio di farsi svelare e conoscere. Vi consiglio di mettere questo meraviglioso paese nella lista delle vostre prossime mete: ne tornerete estasiati.

Pochi mesi fa ho effettuato due viaggi in Iran, entrambi da sola. Pericoloso? Niente affatto: basta avere gli stessi accorgimenti di salvaguardia della sicurezza personale che si adottano in viaggio in qualunque altro paese del mondo, e rispettare le regole imposte dal governo iraniano. Ad esempio, le donne hanno l’obbligo di indossare i pantaloni,  una maglia a maniche lunghe che ci copra almeno fino a metà coscia e un foulard sui capelli.

La mia prima mattina a Tehran l’ho passata nell’intricato Grand Bazar, cui sono giunta dalla stazione della metropolitana Imam Khomeini salendo sulla linea 1 (rossa) verso sud, e scendendo alla stazione 15 Khordad.  Questo interessante e vivace mercato si estende su una superficie di 20 km quadrati, su cui si snodano dieci chilometri di vicoli e viuzze, lungo le quali si possono trovare fino a 20.000 negozi.

Prima di lanciarmi nell’esplorazione dei suoi vicoli, mi sono attardata ad osservare i negozi ubicati all’esterno: un’esplosione di colori e profumi, di datteri grandi e succosi, spezie dai colori sgargianti, frutta secca e zafferano, l’oro giallo dell’Iran. Un banchetto vende zucchero cristallizzato su bastoncini, usato per addolcire il tè; un altro, boccette di imitazioni di profumo: uno dei giovani venditori mi spruzza addosso sorridendo, con una siringa, del profumo Dolce&Gabbana, “original!”.

Nelle vie del Grand Bazar, mi perdo a osservare l’umanità che mi scivola accanto: le donne,  che sempre mi sorridono dal chador nero lungo fino ai piedi, o dal foulard colorato e qualche ciocca ribelle, a sfidare le regole morali; gli uomini, dall’abbigliamento sempre scuro, che mi fermano a ogni angolo chiedendomi da dove vengo, e quando dico Italy rispondono “Buongiorno! Come stai?”.

Si vende di tutto, al Grand Bazar: capi d’abbigliamento, biancheria intima colorata, stoffe nere per confezionare chador e stoffe colorate, foulard, teiere e samovar, gioielli e orologi, tappeti persiani, pentole e ferramenta, il tutto esposto sotto volte e cupole dai design sorprendenti, e qualche immagine di martiri e ayatollah appesi tra lucine colorate: anche questo è l’Iran.

 

Elisabetta Borda – Photo copyright Elizabeth Sunday Anne

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