0

Milano romana e paleocristiana

Filed under Città italiane, Eventi

Tra il primo maggio e il 31 ottobre Milano ospiterà l’Expo 2015; in questa sede non vogliamo parlare della rassegna espositiva, ma raccontare la città, conosciuta più per gli affari, la moda e lo shopping che per le sue bellezze storiche e artistiche, tali da renderla una delle mete più importanti e interessanti d’Italia. Descrivere la metropoli lombarda in un solo articolo sarebbe estremamente riduttivo, quindi intraprenderemo un percorso che ci guiderà attraverso i secoli, dall’epoca romana e paleocristiana fino ai giorni nostri. La storia inizia tra il VI e il V secolo a.C. quando popolazioni celtiche fondarono una città in mezzo ala pianura; nei secoli successivi quel villaggio degli Insubri divenne colonia romana acquisendo importanza sempre maggiore fino a divenire, tra il 286 e il 402 d.C., una delle capitali dell’Impero Romano d’Occidente: fu in questa sede che, nel 313, l’imperatore Costantino promulgò il suo editto che riconosceva a tutti i cittadini la libertà di praticare la religione preferita, ponendo di fatto termine alle persecuzioni contro i Cristiani. Le impronte di questo passato imperiale e paleocristiano sono presenti sopratutto nella zona dell’attuale Porta Ticinese e del centro cittadino, anche se non sempre sono visibili o immediatamente riconoscibili, visto che nel 1162 la città fu distrutta dalle truppe imperiali di Federico Barbarossa. Per questo motivo alcuni dei reperti più antichi si trovano all’interno o nelle fondamenta di altri edifici di epoca successiva, mentre le primitive basiliche paleocristiane sono state pesantemente trasformate da rimaneggiamenti di epoca romanica o ancor più tarda. In questo articolo visiteremo una Milano nascosta, a volte sotterranea, ma ugualmente ricca di interesse e fascino: un viaggio cercando di immaginare gli splendori di una capitale imperiale.

Resti del teatro romano di Milano

Resti del teatro romano di Milano. Foto di Stefano Bolognini (Own work) [Attribution or Attribution], via Wikimedia Commons

Il nostro tour inizia dai sotterranei della Camera di Commercio, a Palazzo Turati, nei pressi di Piazza Affari, dove si possono vedere i resti del Teatro, costruito in età augustea. L’edificio, originariamente alto 20 metri con una cavea di 95 metri di diametro, poteva ospitare fino a 9000 spettatori; se non fosse stato distrutto dalle truppe del Barbarossa probabilmente oggi farebbe ancora bella mostra di sé. I resti sono visitabili gratuitamente, previa prenotazione all’indirizzo teatroromano@mi.camcom.it; l’installazione è particolarmente interessante, curata dall’Istituto di Archeologia dell’Università Cattolica, e ripropone odori e suoni evocativi, mentre la voce di Giorgio Albertazzi recita brani della Casina di Plauto. More »

0

Sei Nazioni, un tour all’insegna del rugby

Filed under Città europee, Città italiane, Curiosità, Eventi

Ogni anno si svolge la più importante competizione rugbistica dell’emisfero settentrionale, il Torneo delle Sei Nazioni; nato nel 1883 come confronto tra le quattro nazionali delle Isole Britanniche, e cioè Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda, si arricchì della partecipazione della Francia nel 1910 e dell’Italia novant’anni dopo. Le sei squadre rappresentano l’aristocrazia del rugby europeo e tutti gli anni danno vita ad accese sfide che occupano sette fine settimana tra febbraio e marzo; ogni nazionale gioca cinque partite, alternativamente in casa e in trasferta. Sappiamo che i lettori di tripwolf non hanno bisogno di scuse per chiudere zaini e valige e andare in giro per il mondo, ma questa volta vogliamo fornire loro un pretesto a metà tra il turistico e lo sportivo: un tour tra gli stadi, e le città, che ospitano le partite del Sei Nazioni.

Il rugby. Statua davanti allo stadio di Twickenham.

Il rugby. Statua davanti allo stadio di Twickenham. Foto di Doug Wheller

Il rugby ha una storia antichissima, potendo risalire fino ai Greci o all’harpastum dei Romani, dal quale derivano il calcio fiorentino e la soule, praticata nel nord della Francia e da lì esportata nelle Isole Britanniche col nome di hurling over country. Questi giochi avevano in comune l’uso di una palla e di un numero variabile di giocatori (che potevano arrivare a duecento per squadra) che se la contendevano, spesso violentemente, per portarla oltre la linea di fondo avversaria. La leggenda vuole che, nel 1823, il giovane William Webb Ellis, durante un incontro di football che si svolgeva nella città di Rugby, raccogliesse la palla con le mani e si involasse verso la linea di fondo avversaria, oltrepassata la quale schiacciò il pallone a terra urlando “meta”: era nato lo sport della palla ovale, che da allora si diffuse in tutto il mondo. In onore di queste origini inizieremo il nostro viaggio proprio dallo stadio che ospita il XV della Rosa, la nazionale inglese: Twickenham, la “Cattedrale del rugby”, è noto anche come “Cabbage patch”, perché il terreno su cui sorge in origine era adibito alla coltivazione dei cavoli. Lo stadio, che, con i suoi ottantaduemila posti, è secondo solo a Wembley per capienza, sorge nel quartiere di Richmond upon Thames, unico borough londinese che si stende su entrambe le sponde del Tamigi. Il quartiere ha oltre cento parchi e un lungofiume di oltre trenta chilometri; oltre allo stadio, che ospita anche il museo del rugby, Richmond ci offre anche edifici come Ham House, eretta nel 1610 da Sir Thomas Vavasour, dignitario di re Giacomo I, la residenza reale di Hampton Court, con il suo giardino alla francese, e la palladiana Marble Hill House, edificata tra il 1724 e il 1729 dalla Contessa di Suffolk; tra i parchi spicca il parco reale di Richmond, che con i suoi quasi dieci chilometri quadrati di superficie è il più esteso parco recintato d’Europa, e i Royal Botanic Gardens di Kew, esteso complesso di serre e giardini.

More »

0

Sabbioneta, la piccola Atene di Vespasiano Gonzaga

Filed under Città italiane, Passeggiate, Ristoranti

Nella bassa terra alluvionale alla confluenza tra Oglio e Po, a circa trenta chilometri da Mantova, sorge la cittadina di Sabbioneta; il suo fascino è onirico, apparendo quasi come un miraggio tra le nebbie di quell’angolo di Pianura Padana, con la sua struttura a forma di stella a sei punte e la sua pianta a scacchiera, indizio di appartenenza a quella tipologia di “città ideali” che trovarono nel razionalismo del Rinascimento e nel mecenatismo dei signori fertile terreno di crescita. In questa categoria Sabbioneta è in buona, anzi ottima, compagnia, apparentandosi alla Ferrara dell’Addizione Erculea, voluta dal Duca Ercole I e magistralmente realizzata da Biagio Rossetti, a Pienza, sogno di Enea Silvio Piccolomini, e alle città fortezza di Terra del Sole, enclave medicea in Romagna, Acaya, a pochi chilometri da Lecce, e Palmanova, in Friuli, alle quali è, strutturalmente e funzionalmente più simile. La città nacque per volere di Vespasiano Gonzaga, e, in pratica, morì alla scomparsa del suo fondatore.

Sabbioneta: Porta Imperiale. Foto di Alain Rouiller

Sabbioneta: Porta Imperiale. Foto di Alain Rouiller

Vespasiano Gonzaga, erede di un ramo cadetto dei signori di Mantova, fu un classico uomo del Rinascimento, coniugando in sé diverse e numerose abilità: militare, diplomatico, letterato, architetto, mecenate, fu al servizio di Filippo II d’Asburgo, che lo nominò Grande di Spagna e lo insignì, nel 1585, dell’ordine del Toson d’Oro (e Sabbioneta è l’unico luogo in Italia dove sia esposta questa prestigiosa onorificenza). Come viceré di Navarra progettò la cittadella di Pamplona e mise a frutto questa sua esperienza quando tornò nel feudo di famiglia, dove decise di fondare una città fortezza che fosse la capitale del suo piccolo stato, incastonato in posizione strategica, tra i ducati di Milano, Mantova e Parma. Nella pianta cittadina dominava la Rocca, preesistente alla fondazione della città, e il perimetro era segnato da una cinta di mura, a forma di esagono irregolare, provvista di sei bastioni a cuneo posti agli angoli. I lavori di costruzione della cittadina durarono dal 1556 al 1591; da quell’anno la città rimase quasi pietrificata perché la figlia Isabella, sua erede, delegò il governo del piccolo stato a un vicario e andò a vivere tra Milano e Napoli, portando con sé le collezioni e i ricchi arredi che il padre aveva raccolto nella sua vita. More »

0

Giverny, a casa di Monet

Filed under Città europee, Mostre e musei, Parchi e natura, Passeggiate

È il 1874 quando a Parigi, in Boulevard des Capucines, nello studio del fotografo Nadar, si tiene la mostra della Société anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, che vede tra i suoi membri pennelli del calibro di Monet, Degas, Pissaro, Renoir, Cézanne e Sisley. Traendo lo spunto da un quadro di Monet, “Impression, soleil levant”, il critico Louis Leroy, non certo tenero nei confronti di questo nuovo movimento artistico, coniò il termine, tra l’ironico e lo sprezzante, di Impressionismo. Nove anni dopo, pochi mesi prima della morte di un altro grande maestro, Édouard Manet, Monet si trasferì con la famiglia nel piccolo borgo normanno di Giverny, dove avrebbe vissuto per quarantatré anni, fino alla morte, avvenuta nel 1926, in un casolare posto alla confluenza dell’Epte nella Senna.

Impression, soleil levant, di Claude Monet

Impression, soleil levant (1872) di Claude Monet – Ignoto. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

Non si può visitare la Normandia senza prevedere una tappa a Giverny, così come non si può andare in Provenza trascurando Aix-en-Provence, buen retiro di un altro grande impressionista, Paul Cézanne. Il piccolo paese normanno è facilmente raggiungibile in treno da Parigi, dalla quale dista meno di un’ora: dalla Gare Saint-Lazare si prende il treno per Dieppe e si scende a Vernon: da qui una navetta porta a Giverny, distante appena quattro chilometri. Il borgo oggi prospera sul ricordo di Monet, quasi fosse il santuario dedicato a un santo laico. Siepi, aiuole e pergole fiorite spuntano un po’ ovunque, simili agli scorci che il pittore amava rappresentare. More »

0

Asmara, un angolo d’Italia nel Corno d’Africa

Filed under Città del mondo, Curiosità

Pare che una storiella molto popolare tra gli abitanti di Asmara racconti di un asmarino che, recatosi in Italia, si sorprese per quanto le città italiane somigliassero alla sua; gli abitanti di Asmara sono molto fieri della loro città e, probabilmente, non la cambierebbero con nessun altro posto al mondo. Le sue origini sono antichissime e una leggenda legata alla Bibbia vuole che, da queste parti, la Regina di Saba abbia partorito Menelik I, figlio di Re Salomone. Fonti storiche ci dicono che la città nacque, attorno al Millecento, dall’unione di quattro villaggi abitati da clan tribali tigrini, riunitisi per meglio fronteggiare le minacce e questa origine è testimoniata dal nome Arbaeta Asmara, che significa “I quattro sono uniti”. Fino all’Ottocento la città rimase un piccolo agglomerato di scarsa importanza, e iniziò il suo sviluppo quando vi fu fondato un importante mercato locale.

Harnet Avenue, Asmara

Harnet Avenue, Asmara. Foto di David Stanley

Nel 1889 le truppe italiane occuparono la città che, otto anni dopo, fu proclamata capitale dell’Eritrea: è di quel 1897 il neoclassico Palazzo del Governatore, oggi sede del Presidente della Repubblica, prima orma della lunga serie di impronte che gli architetti italiani avrebbero impresso sulla città. Nel 1911 Asmara fu collegata da una ferrovia a Massaua, prima capitale della colonia e importante porto sul Mar Rosso; trentacinque anni dopo il collegamento fu raddoppiato con la costruzione di un’arditissima teleferica, distrutta nel periodo dell’occupazione inglese, destinata a trasportare le merci dal porto alla capitale. L’opera, lunga settantacinque chilometri, era il più lungo impianto a fune del mondo e superava un dislivello di oltre 2300 metri tra il porto e la capitale sull’altopiano. More »

0

San Pietroburgo, la metropoli del Nord

Filed under Città del mondo, Mostre e musei

Tra le grandi città europee un posto di spicco spetta senz’altro a San Pietroburgo, considerata, con i suoi quasi cinque milioni di abitanti, la metropoli più settentrionale del mondo. Chiamata la “Venezia del Nord”, sorge su isole e isolotti del delta del fiume Neva, e offre ai visitatori duecento musei, ottanta teatri e un gran numero di palazzi, chiese, monumenti, biblioteche e gallerie, a dimostrare il fervore culturale che l’ha contraddistinta fin dalla sua nascita. Era il 1703 quando lo zar Pietro I il Grande incaricò l’architetto Domenico Trezzini di progettare una città in queste terre affacciate sul Golfo di Finlandia e strappate agli Svedesi. La guerra ancora in corso con i vicini baltici fece sì che il primo nucleo della futura capitale degli Zar fosse la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, sull’isola Zayachy, all’interno della quale fu edificata l’omonima cattedrale, molto semplice ma ugualmente di grande bellezza. Poco dopo iniziarono i lavori che avrebbero trasformato l’isola di Kotlin, posta in posizione strategica all’imbocco della baia, nella città fortezza di Kronstadt, inespugnabile base navale della Marina militare Russa.

La Fortezza di Pietro e Paolo

La Fortezza di Pietro e Paolo. Foto di Fr Maxim Massalitin

Nel 1712 Pietro I trasferì a San Pietroburgo la capitale del suo impero e obbligò nobili e funzionari a trasferirvisi, favorendo così il rapido sviluppo della città; in virtù di questo tutte le tendenze architettoniche dei secoli XVIII e XIX sono ampiamente rappresentate in città, tanto da poterla quasi considerare un manuale di architettura a cielo aperto. San Pietroburgo divenne ben presto il principale porto commerciale tra la Russia e l’Europa, soppiantando Arcangel’sk, posta molto più a nord sul Mar Bianco. La sua posizione, e la ferma volontà di Pietro I di occidentalizzare il suo impero, fecero sì che San Pietroburgo fosse la porta tra l’Europa e l’Oriente russo, rivolto all’Asia; città cosmopolita, divenne ben presto un centro culturale di prima grandezza e nell’Ottocento vide la vita e le opere di alcuni tra i più grandi compositori del secolo, come Aleksandr Borodin, Modest Musorgskij e Nikolaj Rimskij-Korsakov, e di scrittori come Aleksandr Sergeevic Puškin, considerato il padre del russo letterario, Nikolaj Vasil’evic Gogol’, che qui visse e insegnò per qualche anno, e Fëdor Michajlovic Dostoevskij: i personaggi del suo “Delitto e castigo” si muovono nei pressi della Sennaja Plošcad’ e lungo il Canale Griboedov e la città è anche, in qualche modo, protagonista del suo romanzo breve “Le notti bianche”. Sul lungofiume della Mojka si può visitare la casa museo di Puškin, mentre in Kuznecnyj Pereulok 5/2 c’è l’ultima dimora di Dostoevskij, dove lo scrittore terminò il suo ultimo capolavoro, “I fratelli Karamazov”. More »

0

Le sette meraviglie del mondo

Filed under Città del mondo, Città europee, Mostre e musei

Il giovane ateniese Crisippo decise di partire per visitare luoghi dei quali aveva sentito parlare nelle taverne del Pireo: avrebbe viaggiato in paesi lontani, visto cose meravigliose e conosciuto popoli diversi dai Greci, decisamente una prospettiva allettante, tale da far dimenticare le indubbie difficoltà dell’impresa. Era quello che, in epoca successiva, sarebbe stato identificato come il 240 a.C. quando il nostro eroe si mise in cammino; equipaggiamento leggero, un po’ di dracme e via, a piedi verso occidente per raggiungere la prima tappa: Olimpia, al di là dell’istmo di Corinto, sulle coste ioniche del Peloponneso, oltrepassando i monti dell’Argolide e dell’Arcadia.

Statue dal frontone del tempio di Zeus. Olimpia, Museo Archeologico.

Statue dal frontone del tempio di Zeus. Olimpia, Museo Archeologico. Foto di Pilar Roa.

Olimpia era la città dei giochi panellenici più antichi e più sacri, nei quali i più forti atleti della Grecia, da tempo immemorabile, si sfidavano per essere celebrati dai posteri e per fregiarsi di una corona d’alloro. La sua meta non era lo stadio o la palestra, ma il santuario di Zeus, che sorgeva alla confluenza dei fiumi Cadeo e Alfeo. Si avvicinò con reverenza al tempio, ammirò le storie raffigurate sui frontoni e le metope, poi, come se avesse dovuto raccogliere tutto il suo coraggio, entrò e salì una scala che portava a una galleria sopraelevata: quello era l’unico luogo dal quale si poteva ammirare in tutto il suo splendore la statua di Zeus, in avorio e oro. Il nitore del corpo del dio, lo sfolgorare metallico delle sue vesti, l’imponenza della figura seduta, la testa della quale arrivava a sfiorare l’alto soffitto dell’edificio gli tolsero il fiato, lo lasciarono quasi stordito. Se il dio miracolosamente si fosse alzato, sicuramente avrebbe scoperchiato il tempio. Qualche giorno dopo decise che era ora di partire per la tappa successiva del suo viaggio e raggiunse il porto di Kalamata, in Messenia: da lì si sarebbe imbarcato per l’Egitto. More »

0

Mercatini di Natale a Berlino

Filed under Città del mondo, Città europee, Eventi, festività, Passeggiate

Che il periodo natalizio sia bollato come un’orgia consumistica è un dato di fatto abbastanza condiviso e risaputo. Spesso, però, predichiamo bene e razzoliamo male, facendoci coinvolgere tutti, chi più chi meno, dalla smania del regalo e ignorando le antiche tradizioni che si celano dietro alle strenne natalizie. In fondo, poi, un regalo dà piacere sia a chi lo fa sia a chi lo riceve, soprattutto se a questa attività, magari, associamo anche un bel viaggio. Di mercatini di Natale, infatti, possiamo dire che è pieno il mondo, almeno quello di tradizione cristiana, quindi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta sulla nostra meta. Questa volta tocca a Berlino: la capitale della Germania è una delle metropoli europee più moderne e vivaci e si distingue anche per la varietà e la ricchezza dei suoi oltre cinquanta mercatini di Natale. Ogni quartiere della città ne è coinvolto e il visitatore unisce alla possibilità di acquistare prodotti caratteristici e oggetti particolari quella di visitare una bellissima città ricca di storia, arte e cultura. Visto il numero di manifestazioni di questo tipo, un po’ a malincuore abbiamo dovuto fare delle scelte, limitandoci a quelle più famose e frequentate.

Mercatino di Santa Lucia a Pankow

Mercatino di Santa Lucia a Pankow. Foto di Tim Lucas

Non si può raccontare la Germania senza parlare della birra, e uno dei mercatini di Natale più famosi di Berlino si svolge, appunto, in un’antica fabbrica di birra. Siamo a Pankow, nella zona settentrionale della città, in quello che, fino al 1990, era uno dei quartieri più prestigiosi dell’allora Berlino Est. Nei due cortili interni di un edificio industriale del XIX secolo, a  Prenzlauer Berg, si tiene un mercatino fortemente ispirato alle tradizioni scandinave del culto di Santa Lucia. L’ambiente caldo e accogliente e le decorazioni nei toni del giallo e del rosso fanno da cornice a circa 50 bancarelle che offrono prodotti del Nord Europa, con musica e giostre ad allietare i visitatori. More »

1

Tra mare e cielo: il Sentiero degli Dei

Filed under Città italiane, Mare, Parchi e natura, Passeggiate, Uncategorized

I Golfi di Napoli e di Salerno sono separati dalla Penisola Sorrentina, che si spinge nel Mar Tirreno; i suoi versanti costituiscono le due Costiere, quella di Sorrento e quella di Amalfi, luoghi tra i più belli del mondo. Un turista recatosi recentemente in queste zone le ha definite “surreali” e ha aggiunto che mai avrebbe immaginato che esistessero posti di tale bellezza: a giustificare questa sorta di sindrome di Stendhal una passeggiata in moto sulle strade delle Costiere e un bagno nelle acque della Baia di Ieranto, a Massa Lubrense. A innervare la Penisola i Monti Lattari, che iniziano con gli oltre 1100 metri del Faito, sopra Castellammare di Stabia, culminano nei 1444 metri del Monte San Michele, digradano verso Punta Campanella, dove si immergono nelle acque del Tirreno, per riemergere, poche miglia marine più in là, a formare Capri. Il loro versante settentrionale forma una sorta di altopiano costiero con le città di Vico Equense, Sorrento e Massa Lubrense, mentre quello meridionale è solcato da numerosi torrenti, scosceso, frastagliato da fiordi come quello di Furore, con erte falesie a picco sul mare. È la Costiera Amalfitana, con Amalfi, Positano, Praiano e tanti altri borghi di grande bellezza. In alto, a offrire una vista aerea su tutto questo, la suggestiva Ravello. È su questo versante che si può percorrere il “Sentiero degli Dei”, così chiamato per la straordinaria bellezza dei luoghi che attraversa e dei panorami che mostra.

Postano vista dal Sentiero degli Dei

Positano vista dal Sentiero degli Dei. Foto di donchili.

Il percorso si divide in Alto, che dai 650 metri della sella di Santa Maria del Castello, sale ai 1073 di Capo Muro e scende ai 633 di Bomerano, e Basso, che da qui porta a Nocelle, frazione posta sopra Positano: ed è di questo secondo tratto che parleremo. Arriviamo in auto o con l’autobus di linea a Bomerano, frazione di Agerola, e, dopo aver assaggiato provola, fiordilatte e lo straordinario provolone del monaco, fatti con il latte prodotto tanto copiosamente da dare il nome a questi Monti, siamo pronti ad affrontare il sentiero. Si parte appena fuori il centro abitato e il tracciato è segnalato da cartelli bianchi e rossi con il numero 02; il Sentiero degli Dei è lungo circa 8 chilometri, quasi interamente in discesa, e si percorre in circa tre ore. More »

0

Serrai di Sottoguda, un luogo incantato nel cuore delle Dolomiti

Filed under Parchi e natura, Passeggiate, Uncategorized, Week end

Le Dolomiti, i “Monti Pallidi”, sono da sempre lo scenario di storie e leggende, raccontando le quali gli abitanti delle diverse valli trascorrevano le lunghe e fredde notti invernali: una di queste, tra le più belle, racconta di Re Ombro e di sua figlia Ombretta. Il regno del sovrano si estendeva al di là dei bronzei portali che sbarravano l’accesso alla Val Pettorina, poco a monte del villaggio di Sottoguda; qui, in un palazzo di alabastro, vivevano il re e la figlia, di straordinaria bellezza. La fanciulla, amatissima dal suo popolo per il carattere allegro, era invisa alla matrigna, che la vedeva di intralcio all’avvenire delle sue figlie; rosa dall’invidia, per impedire il matrimonio di Ombretta la fece tramutare in pietra da una strega. Col passare degli anni tutti dimenticarono la bella principessa finché un pastore, pascolando le greggi in una valle, udì un triste canto di donna provenire dalla parete della montagna: era Ombretta che si lamentava del suo destino. Chi osserva con attenzione la parete rocciosa che domina la Valle Ombretta vi può scorgere le sembianze della sfortunata giovinetta scolpite nella pietra. Ma è della Val Pettorina, sede del regno di Re Ombro, che vogliamo parlare. La sua origine è catastrofica: un violentissimo sisma, milioni di anni fa, apre una crepa profonda nella montagna. La fenditura è scavata e modellata, nelle ere geologiche, dallo scorrere infaticabile del torrente, e dà origine a uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti delle Dolomiti: i Serrai di Sottoguda.

Ombretta trasformata in pietra?

Ombretta trasformata in pietra? Foto di Roberto Ferrari

La gola è lunga poco più di due chilometri e si insinua tra pareti di roccia alte 400 metri, distanti tra loro una decina di passi o poco più. Le numerose cascate che alimentano il torrente, quasi secche nei mesi più caldi, a primavera e nei primi mesi estivi raggiungono il massimo della loro portata, arrivando a lambire la strada che percorre il fondovalle, stretta tra il muro di roccia e il corso d’acqua, e ombreggiata da larici e abeti. Nebbie sottili, gocciolio di rugiada, silenzio rotto soltanto dal rumore del Pettorina rendono la passeggiata nei Serrai di Sottoguda un’esperienza unica e irripetibile, in qualunque stagione la si affronti.

Il torrente Pettorina

Il torrente Pettorina. Foto di Fiore Silvestro Barbato

More »

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

IL MIO PIANO DI VIAGGIO

0

localitá aggiunta a

organizza il tuo viaggio