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Milano romana e paleocristiana

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Tra il primo maggio e il 31 ottobre Milano ospiterà l’Expo 2015; in questa sede non vogliamo parlare della rassegna espositiva, ma raccontare la città, conosciuta più per gli affari, la moda e lo shopping che per le sue bellezze storiche e artistiche, tali da renderla una delle mete più importanti e interessanti d’Italia. Descrivere la metropoli lombarda in un solo articolo sarebbe estremamente riduttivo, quindi intraprenderemo un percorso che ci guiderà attraverso i secoli, dall’epoca romana e paleocristiana fino ai giorni nostri. La storia inizia tra il VI e il V secolo a.C. quando popolazioni celtiche fondarono una città in mezzo ala pianura; nei secoli successivi quel villaggio degli Insubri divenne colonia romana acquisendo importanza sempre maggiore fino a divenire, tra il 286 e il 402 d.C., una delle capitali dell’Impero Romano d’Occidente: fu in questa sede che, nel 313, l’imperatore Costantino promulgò il suo editto che riconosceva a tutti i cittadini la libertà di praticare la religione preferita, ponendo di fatto termine alle persecuzioni contro i Cristiani. Le impronte di questo passato imperiale e paleocristiano sono presenti sopratutto nella zona dell’attuale Porta Ticinese e del centro cittadino, anche se non sempre sono visibili o immediatamente riconoscibili, visto che nel 1162 la città fu distrutta dalle truppe imperiali di Federico Barbarossa. Per questo motivo alcuni dei reperti più antichi si trovano all’interno o nelle fondamenta di altri edifici di epoca successiva, mentre le primitive basiliche paleocristiane sono state pesantemente trasformate da rimaneggiamenti di epoca romanica o ancor più tarda. In questo articolo visiteremo una Milano nascosta, a volte sotterranea, ma ugualmente ricca di interesse e fascino: un viaggio cercando di immaginare gli splendori di una capitale imperiale.

Resti del teatro romano di Milano

Resti del teatro romano di Milano. Foto di Stefano Bolognini (Own work) [Attribution or Attribution], via Wikimedia Commons

Il nostro tour inizia dai sotterranei della Camera di Commercio, a Palazzo Turati, nei pressi di Piazza Affari, dove si possono vedere i resti del Teatro, costruito in età augustea. L’edificio, originariamente alto 20 metri con una cavea di 95 metri di diametro, poteva ospitare fino a 9000 spettatori; se non fosse stato distrutto dalle truppe del Barbarossa probabilmente oggi farebbe ancora bella mostra di sé. I resti sono visitabili gratuitamente, previa prenotazione all’indirizzo teatroromano@mi.camcom.it; l’installazione è particolarmente interessante, curata dall’Istituto di Archeologia dell’Università Cattolica, e ripropone odori e suoni evocativi, mentre la voce di Giorgio Albertazzi recita brani della Casina di Plauto. More »

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Sei Nazioni, un tour all’insegna del rugby

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Ogni anno si svolge la più importante competizione rugbistica dell’emisfero settentrionale, il Torneo delle Sei Nazioni; nato nel 1883 come confronto tra le quattro nazionali delle Isole Britanniche, e cioè Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda, si arricchì della partecipazione della Francia nel 1910 e dell’Italia novant’anni dopo. Le sei squadre rappresentano l’aristocrazia del rugby europeo e tutti gli anni danno vita ad accese sfide che occupano sette fine settimana tra febbraio e marzo; ogni nazionale gioca cinque partite, alternativamente in casa e in trasferta. Sappiamo che i lettori di tripwolf non hanno bisogno di scuse per chiudere zaini e valige e andare in giro per il mondo, ma questa volta vogliamo fornire loro un pretesto a metà tra il turistico e lo sportivo: un tour tra gli stadi, e le città, che ospitano le partite del Sei Nazioni.

Il rugby. Statua davanti allo stadio di Twickenham.

Il rugby. Statua davanti allo stadio di Twickenham. Foto di Doug Wheller

Il rugby ha una storia antichissima, potendo risalire fino ai Greci o all’harpastum dei Romani, dal quale derivano il calcio fiorentino e la soule, praticata nel nord della Francia e da lì esportata nelle Isole Britanniche col nome di hurling over country. Questi giochi avevano in comune l’uso di una palla e di un numero variabile di giocatori (che potevano arrivare a duecento per squadra) che se la contendevano, spesso violentemente, per portarla oltre la linea di fondo avversaria. La leggenda vuole che, nel 1823, il giovane William Webb Ellis, durante un incontro di football che si svolgeva nella città di Rugby, raccogliesse la palla con le mani e si involasse verso la linea di fondo avversaria, oltrepassata la quale schiacciò il pallone a terra urlando “meta”: era nato lo sport della palla ovale, che da allora si diffuse in tutto il mondo. In onore di queste origini inizieremo il nostro viaggio proprio dallo stadio che ospita il XV della Rosa, la nazionale inglese: Twickenham, la “Cattedrale del rugby”, è noto anche come “Cabbage patch”, perché il terreno su cui sorge in origine era adibito alla coltivazione dei cavoli. Lo stadio, che, con i suoi ottantaduemila posti, è secondo solo a Wembley per capienza, sorge nel quartiere di Richmond upon Thames, unico borough londinese che si stende su entrambe le sponde del Tamigi. Il quartiere ha oltre cento parchi e un lungofiume di oltre trenta chilometri; oltre allo stadio, che ospita anche il museo del rugby, Richmond ci offre anche edifici come Ham House, eretta nel 1610 da Sir Thomas Vavasour, dignitario di re Giacomo I, la residenza reale di Hampton Court, con il suo giardino alla francese, e la palladiana Marble Hill House, edificata tra il 1724 e il 1729 dalla Contessa di Suffolk; tra i parchi spicca il parco reale di Richmond, che con i suoi quasi dieci chilometri quadrati di superficie è il più esteso parco recintato d’Europa, e i Royal Botanic Gardens di Kew, esteso complesso di serre e giardini.

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Mercatini di Natale a Berlino

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Che il periodo natalizio sia bollato come un’orgia consumistica è un dato di fatto abbastanza condiviso e risaputo. Spesso, però, predichiamo bene e razzoliamo male, facendoci coinvolgere tutti, chi più chi meno, dalla smania del regalo e ignorando le antiche tradizioni che si celano dietro alle strenne natalizie. In fondo, poi, un regalo dà piacere sia a chi lo fa sia a chi lo riceve, soprattutto se a questa attività, magari, associamo anche un bel viaggio. Di mercatini di Natale, infatti, possiamo dire che è pieno il mondo, almeno quello di tradizione cristiana, quindi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta sulla nostra meta. Questa volta tocca a Berlino: la capitale della Germania è una delle metropoli europee più moderne e vivaci e si distingue anche per la varietà e la ricchezza dei suoi oltre cinquanta mercatini di Natale. Ogni quartiere della città ne è coinvolto e il visitatore unisce alla possibilità di acquistare prodotti caratteristici e oggetti particolari quella di visitare una bellissima città ricca di storia, arte e cultura. Visto il numero di manifestazioni di questo tipo, un po’ a malincuore abbiamo dovuto fare delle scelte, limitandoci a quelle più famose e frequentate.

Mercatino di Santa Lucia a Pankow

Mercatino di Santa Lucia a Pankow. Foto di Tim Lucas

Non si può raccontare la Germania senza parlare della birra, e uno dei mercatini di Natale più famosi di Berlino si svolge, appunto, in un’antica fabbrica di birra. Siamo a Pankow, nella zona settentrionale della città, in quello che, fino al 1990, era uno dei quartieri più prestigiosi dell’allora Berlino Est. Nei due cortili interni di un edificio industriale del XIX secolo, a  Prenzlauer Berg, si tiene un mercatino fortemente ispirato alle tradizioni scandinave del culto di Santa Lucia. L’ambiente caldo e accogliente e le decorazioni nei toni del giallo e del rosso fanno da cornice a circa 50 bancarelle che offrono prodotti del Nord Europa, con musica e giostre ad allietare i visitatori. More »

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5 luoghi spettrali in Europa

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Halloween bussa alla porta e in pochi giorni nel mondo tutte le streghe, i vampiri e clown assassini si affrontano. Non importa se come costume si è scelto un lenzuolo bianco con due buchi per gli occhi oppure uno stile alla Freddy Krueger con una maschera elaborata – quello che conta è il piacere liberatorio di lasciarsi spaventare e lasciarsi andare alla paura e alle urla almeno un pochino.

I seguenti luoghi in Europa non sono potenzialmente terrificanti solo il giorno di Halloween ma fanno venire i brividi lungo la schiena tutto l’anno.

 

Il sanatorio di Beelitz (Brandeburgo, Germania)

La costruzione dell’ospedale militare di Beelitz ebbe inizio oltre 100 anni fa e fino alla caduta della cortina di ferro è stato utilizzato per curare i malati di tubercolosi. Durante entrambi i conflitti mondiali l’edificio è stato usato come ospedale militare. Nonostante il continuo degradare del complesso (o forse proprio per questo motivo) il sanatorio oggi ha acquistato la tipica atmosfera morbosa tipica degli ospedali e degli edifici pubblici abbandonati e attira numerosi avventurieri che vogliono prendere parte a una visita guidata. A volte attraverso le stanze sembra di sentire ancora le grida dei pazienti che spesso venivano operati senza anestesia.

 

https://www.flickr.com/photos/happy_peanuts/6379682475

Foto: flickr, Thomas Geersing

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Napoleone all’Elba: il bicentenario

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Dal 16 al 19 ottobre del 1813 in Sassonia, attorno alla città di Lipsia, si svolse una battaglia che avrebbe segnato le sorti future dell’Europa e di colui che, in quello scorcio iniziale del XIX secolo, aveva ridisegnato le carte geografiche del Vecchio Continente, svecchiato improvvisamente l’arte militare e dato ai posteri le basi per i codici civili moderni: Napoleone I. Grande stratega, diplomatico, riformatore, ispiratore di artisti, politici, ingegneri aveva modernizzato un continente indolente, dove a farla da padrone erano ancora le monarchie assolute, pur se temperate dai bagliori dell’illuminismo. La battaglia di Lipsia fu una sconfitta per Napoleone, che si dovette ritirare in Francia e difendere il territorio nazionale dagli eserciti prussiani, russi e austriaci, in un’epopea che solo il suo genio militare riuscì a protrarre fino alla fine di marzo. Il 6 aprile 1814 Napoleone abdicò e, dopo diverse vicissitudini, il 4 maggio dello stesso anno sbarcò all’Elba, dove i suoi nemici avevano deciso di esiliarlo, concedendogli  la sovranità sull’isola.

Portoferraio

Portoferraio. Foto di magnetismus

Vi rimase dieci intensi mesi, trasformando la sonnacchiosa periferia del Granducato di Toscana in un’isola fervente di attività. promuovendo la costruzione di infrastrutture,  fortificazioni e  miniere e trasformando Portoferraio, la sua piccola capitale, nel luogo di ritrovo di spie, diplomatici, avventurieri e artisti. A fine febbraio del 1815 Napoleone lasciò di nascosto l’Elba, e il primo marzo sbarcò in Francia, ad Antibes. Iniziava la leggenda dei “Cento Giorni”, nei quali l’Imperatore riconquistò il paese, riorganizzò l’esercito e andò incontro al suo destino nella piana di Waterloo, in Belgio. Avrebbe trovato la morte su un’altra isola, non più nel mar Tirreno, come la Corsica, sua terra natale, o l’Elba, ma sperduta nelle fredde acque dell’Atlantico del Sud: Sant’Elena, a quasi duemila chilometri dalle coste dell’Angola. More »

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7 mostre di primavera in Italia (seconda parte)

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Qualche giorno fa abbiamo scritto di tre delle più importanti mostre italiane di questa primavera 2014: “Legér 1910-1930 La visione della città contemporanea”, a Venezia dall’8 febbraio al 2 giugno nella sede di Palazzo Correr,  “L’ossessione nordica. Böcklin Klimt Munch e la pittura italiana” a Palazzo Roverella, Rovigo, dal 22 febbraio al 22 giugno e infine“Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore” (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 22 febbraio al 15 giugno). Oggi proseguiamo a scendere la Penisola per visitare altre quattro grandi e interessantissime esposizioni.

La ragazza con l'orecchino di perla

Mostra “La ragazza con l’orecchino di Perla”. Locandina

A Bologna, solo qualche decina di chilometri dai quadri del fauve Matisse, sono esposti i capolavori di alcuni dei più grandi maestri fiamminghi della cosiddetta “Età dell’Oro”: stiamo parlando della mostra “La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt, capolavori dal Mauritshuis” , una rassegna eccezionale e irripetibile, che porta all’attenzione del pubblico italiano alcuni dei capolavori del Seicento olandese; la sede è Palazzo Fava, le date vanno dall’8 febbraio al 25 maggio. Il quadro che dà il nome alla mostra è il celeberrimo “La ragazza con l’orecchino di perla”, noto anche come “La ragazza col turbante”, olio su tela che Jan Vermeer,  uno dei maestri della pittura olandese, dipinse probabilmente tra il 1665 e il 1666. Il ritratto raffigura una ragazza posta di tre quarti, con i lineamenti scolpiti dalla luce che proviene da sinistra; lo sguardo languido, le labbra rosse leggermente socchiuse, la perla dell’orecchino a illuminare il viso, danno all’opera un’aria di innocente e acerbo erotismo, ed è conosciuto forse quanto la vinciana “Gioconda”. L’opera è talmente famosa da aver ispirato romanzi e un film, interpretato da Scarlett Johansson. Oltre al capolavoro di Vermeer, la mostra bolognese ospiterà altre 36 opere, tra le quali un altro Vermeer, quattro Rembrandt e poi quadri di Ter Borch, Claesz, Van Goyen, e altri maestri della Golden Age. Le opere esposte provengono tutte dalle collezioni della Mauritshuis, prestigioso museo dell’Aia, temporaneamente chiuso per ristrutturazione. Collaterale a questa rassegna, l’esposizione “Attorno a Vermeer”, nella quale venticinque artisti italiani contemporanei tributano il loro omaggio al pittore olandese. Informazioni, prenotazioni e costi alla pagina di Bologna Welcome dedicata all’evento. More »

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7 mostre di primavera in Italia (prima parte)

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A primavera, col ritorno della bella stagione e di temperature più miti, viene la voglia di fare qualche viaggio: il periodo di Pasqua, i ponti del 25 aprile, del Primo maggio e della Festa della Repubblica sono altrettante occasioni per evadere dalla routine quotidiana e dedicarsi a un turismo sicuramente diverso da quello estivo e balneare. L’Italia, di per sé, è ricchissima di mete ideali per un fine settimana o per qualche giorno di vacanza: ad aumentare l’attrattiva di molte città d’arte ci pensano anche le grandi mostre che mai, come nel periodo primaverile, affollano il calendario. Possiamo discutere se questi eventi siano o meno ben organizzati, se siano troppi, se, infine, siano veramente utili a diffondere la cultura o, piuttosto siano solo fenomeni di massa, almeno per le mostre più pubblicizzate, ai quali il turista à la page non può non andare: di certo c’è solo che, molto spesso, sono l’unico modo per far sì che un gran numero di persone entrino nei musei o vedano palazzi che, altrimenti, resterebbero vuote cartoline delle quali, forse, si ignora storia o esistenza. SI fa un gran dire che la cultura e la bellezza siano la vera ricchezza del nostro paese: forse sarebbe veramente il momento di iniziare a frequentarle di più.

Matisse, mostra a Ferrara

Mostra “Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore”. Locandina.

Quali sono le grandi mostre che questa primavera ci offre l’Italia? Ne abbiamo scelte sette, sicuri di averne dimenticate almeno settanta volte tante, e per sceglierle abbiamo usato un unico criterio, quello del nostro interesse personale: forse non è molto democratico e non tutti saranno d’accordo, ma da qualche parte dovevamo pur cominciare. Per elencarle, senza voler dare la predominanza a una o a un’altra, abbiamo scelto un puro e semplice parametro geografico, scendendo la penisola da Nord a Sud. Per non annoiare il lettore con un lungo elenco abbiamo pensato di dividere il nostro post in due parti: oggi pubblichiamo la prima, nei prossimi giorni sarà la volta della seconda. More »

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Il Carnevale di Putignano, il più antico del mondo

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A volte vorrei essere un pittore per dipingere le cose delle quali scrivo perché sarebbe più facile rappresentarle. Come si può scrivere del Carnevale, cioè di una festa fatta di colori, di costumi, di maschere, di sfilate, senza perdere di efficacia? A onor del vero, però, anche un pittore avrebbe delle difficoltà, perché non potrebbe rappresentare su tela le musiche, le risate di adulti e bambini, gli odori e i sapori di chiacchiere, crostoli, graffe, frittelle e castagnole, di tutti quei dolci, cioè, che si mangiano in questi giorni. Il Carnevale è una festa dalla doppia personalità: per la Chiesa cattolica è un periodo di riflessione e di riconciliazione, prima dei digiuni della Quaresima e della celebrazione della Pasqua, per il popolo è un momento di divertimento, anche con qualche eccesso, di allegro caos, nel quale tutti sono uguali e tutti sono soggetti a sberleffi e lazzi, come accadeva nelle antiche feste pagane delle dionisie in Grecia e dei saturnali a Roma: come non pensare alle maschere coloratissime ed eccessive del Mardì Gras di New Orleans o alle ballerine succinte e rivestite di lustrini e piume delle scuole di samba di Rio de Janeiro? In Italia sono centinaia le località, piccole e grandi, dove si festeggia il Carnevale, in certi casi ricordando gli antichi riti volti a propiziare il risveglio primaverile della terra: Venezia, Viareggio, Ivrea, Satriano, Cento e l’elenco potrebbe essere infinito, anche se il titolo di Carnevale più lungo e più antico spetta a quello di Putignano, in Puglia, che nel 2014 taglia il traguardo delle seicentoventi edizioni.

Carnevale di Putignano

Sfilata allegorica al Carnevale di Putignano. Foto di BobOne80

Nel 1394 i Cavalieri dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme, (oggi noti come Cavalieri di Malta) che governavano quei territori, decisero di spostare le reliquie di Santo Stefano dall’Abbazia di Monopoli, dove erano esposte agli attacchi dei Saraceni, a una località dell’interno: la scelta cadde su Putignano. Quando la processione con le reliquie giunse in paese, i contadini, impegnati nella propagazione della vite, lasciarono i campi e si accodarono, festanti, al corteo ballando, cantando, e improvvisando versi e satire in dialetto: nascono allora il Carnevale e la Festa delle Propaggini. More »

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Bruges: merletti, canali e sculture di ghiaccio

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Un’idea per un week end romantico? Bruges, cittadina delle Fiandre ricca di storia, con un bellissimo centro nel quale perdersi, riempiendo gli occhi con gli straordinari scorci offerti da canali, vie e piazze. Il cuore della città è uscito indenne da guerre, incendi, inondazioni e altri disastri e proprio le sue compattezza e integrità hanno fatto sì che fosse proclamato patrimonio dell’Umanità nel 2000 e nel 2002 capitale europea della cultura, assieme alla città spagnola di Salamanca. Bruges è facilmente raggiungibile in treno sia da Anversa che da Bruxelles, gli aeroporti più vicini, ed è a poca distanza dal Mare del Nord, sul quale si apre il porto di Zeebrugge, costruito a partire dal 1907 e ingrandito negli ultimi decenni del XX Secolo, che ha ridato alla città una parte del suo antico splendore.

Bruges, panorama

Uno scorcio di Bruges da uno dei suoi canali. Foto di Wolfgang Staudt

Bruges, pur essendo a  una quindicina di chilometri dal mare, fu un grande porto, un emporio nel quale confluivano merci da tutta Europa: Inglesi, Francesi, Genovesi e Veneziani vi commerciavano stoffe, spezie, pellami, pellicce, oro, vini, grano: non meno di venti erano i consolati che curavano gli interessi dei mercanti stranieri nella città e nel 1309 vi fu istituita quella che è considerata la prima Borsa Valori del mondo. La città, costituita in libera repubblica, fu tra le fondatrici della Lega Anseatica, potentissima unione commerciale che raggruppava un gran numero di città, poste soprattutto in Germania, Polonia e nei paesi baltici. Fiorente era anche l’industria manifatturiera, che trasformava le lane inglesi in tessuti e vesti commercializzati in tutto il mondo allora conosciuto. Il periodo di massimo splendore fu raggiunto tra il XIII e il XIV secolo, quando la città si dotò di strutture di servizio al commercio, come banche, istituti assicurativi, cambiavalute, e di un codice di diritto marittimo. È a questo periodo che risalgono gli edifici più belli e importanti della città. More »

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Il Concerto di Capodanno a Vienna

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Volete assistere al concerto di Capodanno della Wiener Philharmoniker? Quest’anno è un po’ tardi per organizzarsi e se anche andaste a Vienna non riuscireste a entrare nella Sala Dorata del Musikverein, una delle sale da concerto più eleganti del mondo: vi dovrete accontentare di vederlo per televisione, davanti a un caffè per svegliarvi dai bagordi della notte di San Silvestro e, magari, con una fetta di panettone a sostituire il pranzo dopo il lauto cenone della sera precedente. Il concerto di Capodanno della Wiener Philharmoniker, quest’anno diretto da Daniel Barenboim, si tiene dal 1939, pochi mesi dopo che la Germania nazista si era annessa l’Austria; il direttore d’orchestra, il maestro Clemens Krauss, scelse per quella prima rappresentazione solo brani da Johann Strauss Junior, che dell’epoca d’oro dell’impero austroungarico era stato il musicista più rappresentativo. Quel concerto, anche per effetto delle scelte musicali fatte, assunse quasi il significato di una una celebrazione patriottica nella quale gli austriaci ricordavano la perduta indipendenza.

Concerto di Capodanno al Musikverein

Concerto di Capodanno al Musikverein di Vienna. Foto di Jaume Meneses

Il concerto fu poi replicato tutti gli anni, fino ad oggi, con la sola interruzione del 1940. Alla guida dell’Orchestra si sono succeduti diversi direttori dopo Krauss (Boskowsky, Von Karajan, Metha, Abbado, Muti, Maazel e le omissioni sono più numerose delle citazioni) e alle musiche di Johann Strauss Junior si sono affiancate quelle del padre Johann Senior e dei fratelli Josef ed Eduard, ma anche di altri compositori austriaci dell’epoca, come Lanner, Ziener, Schubert, Suppè: valzer, polke, mazurke ma anche arie di operette hanno allietato i capodanni viennesi prima e poi, con l’avvento della televisione, di tutto il mondo. A chiudere il concerto, per tradizione, tre brani fuori programma: una polka veloce, il valzer celeberrimo An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu), e la Marcia di Radetzky, l’opera più famosa di Johann Strauss padre. More »

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IL MIO PIANO DI VIAGGIO

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