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Sabbioneta, la piccola Atene di Vespasiano Gonzaga

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Nella bassa terra alluvionale alla confluenza tra Oglio e Po, a circa trenta chilometri da Mantova, sorge la cittadina di Sabbioneta; il suo fascino è onirico, apparendo quasi come un miraggio tra le nebbie di quell’angolo di Pianura Padana, con la sua struttura a forma di stella a sei punte e la sua pianta a scacchiera, indizio di appartenenza a quella tipologia di “città ideali” che trovarono nel razionalismo del Rinascimento e nel mecenatismo dei signori fertile terreno di crescita. In questa categoria Sabbioneta è in buona, anzi ottima, compagnia, apparentandosi alla Ferrara dell’Addizione Erculea, voluta dal Duca Ercole I e magistralmente realizzata da Biagio Rossetti, a Pienza, sogno di Enea Silvio Piccolomini, e alle città fortezza di Terra del Sole, enclave medicea in Romagna, Acaya, a pochi chilometri da Lecce, e Palmanova, in Friuli, alle quali è, strutturalmente e funzionalmente più simile. La città nacque per volere di Vespasiano Gonzaga, e, in pratica, morì alla scomparsa del suo fondatore.

Sabbioneta: Porta Imperiale. Foto di Alain Rouiller

Sabbioneta: Porta Imperiale. Foto di Alain Rouiller

Vespasiano Gonzaga, erede di un ramo cadetto dei signori di Mantova, fu un classico uomo del Rinascimento, coniugando in sé diverse e numerose abilità: militare, diplomatico, letterato, architetto, mecenate, fu al servizio di Filippo II d’Asburgo, che lo nominò Grande di Spagna e lo insignì, nel 1585, dell’ordine del Toson d’Oro (e Sabbioneta è l’unico luogo in Italia dove sia esposta questa prestigiosa onorificenza). Come viceré di Navarra progettò la cittadella di Pamplona e mise a frutto questa sua esperienza quando tornò nel feudo di famiglia, dove decise di fondare una città fortezza che fosse la capitale del suo piccolo stato, incastonato in posizione strategica, tra i ducati di Milano, Mantova e Parma. Nella pianta cittadina dominava la Rocca, preesistente alla fondazione della città, e il perimetro era segnato da una cinta di mura, a forma di esagono irregolare, provvista di sei bastioni a cuneo posti agli angoli. I lavori di costruzione della cittadina durarono dal 1556 al 1591; da quell’anno la città rimase quasi pietrificata perché la figlia Isabella, sua erede, delegò il governo del piccolo stato a un vicario e andò a vivere tra Milano e Napoli, portando con sé le collezioni e i ricchi arredi che il padre aveva raccolto nella sua vita. More »

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Giverny, a casa di Monet

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È il 1874 quando a Parigi, in Boulevard des Capucines, nello studio del fotografo Nadar, si tiene la mostra della Société anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, che vede tra i suoi membri pennelli del calibro di Monet, Degas, Pissaro, Renoir, Cézanne e Sisley. Traendo lo spunto da un quadro di Monet, “Impression, soleil levant”, il critico Louis Leroy, non certo tenero nei confronti di questo nuovo movimento artistico, coniò il termine, tra l’ironico e lo sprezzante, di Impressionismo. Nove anni dopo, pochi mesi prima della morte di un altro grande maestro, Édouard Manet, Monet si trasferì con la famiglia nel piccolo borgo normanno di Giverny, dove avrebbe vissuto per quarantatré anni, fino alla morte, avvenuta nel 1926, in un casolare posto alla confluenza dell’Epte nella Senna.

Impression, soleil levant, di Claude Monet

Impression, soleil levant (1872) di Claude Monet – Ignoto. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

Non si può visitare la Normandia senza prevedere una tappa a Giverny, così come non si può andare in Provenza trascurando Aix-en-Provence, buen retiro di un altro grande impressionista, Paul Cézanne. Il piccolo paese normanno è facilmente raggiungibile in treno da Parigi, dalla quale dista meno di un’ora: dalla Gare Saint-Lazare si prende il treno per Dieppe e si scende a Vernon: da qui una navetta porta a Giverny, distante appena quattro chilometri. Il borgo oggi prospera sul ricordo di Monet, quasi fosse il santuario dedicato a un santo laico. Siepi, aiuole e pergole fiorite spuntano un po’ ovunque, simili agli scorci che il pittore amava rappresentare. More »

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Mercatini di Natale a Berlino

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Che il periodo natalizio sia bollato come un’orgia consumistica è un dato di fatto abbastanza condiviso e risaputo. Spesso, però, predichiamo bene e razzoliamo male, facendoci coinvolgere tutti, chi più chi meno, dalla smania del regalo e ignorando le antiche tradizioni che si celano dietro alle strenne natalizie. In fondo, poi, un regalo dà piacere sia a chi lo fa sia a chi lo riceve, soprattutto se a questa attività, magari, associamo anche un bel viaggio. Di mercatini di Natale, infatti, possiamo dire che è pieno il mondo, almeno quello di tradizione cristiana, quindi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta sulla nostra meta. Questa volta tocca a Berlino: la capitale della Germania è una delle metropoli europee più moderne e vivaci e si distingue anche per la varietà e la ricchezza dei suoi oltre cinquanta mercatini di Natale. Ogni quartiere della città ne è coinvolto e il visitatore unisce alla possibilità di acquistare prodotti caratteristici e oggetti particolari quella di visitare una bellissima città ricca di storia, arte e cultura. Visto il numero di manifestazioni di questo tipo, un po’ a malincuore abbiamo dovuto fare delle scelte, limitandoci a quelle più famose e frequentate.

Mercatino di Santa Lucia a Pankow

Mercatino di Santa Lucia a Pankow. Foto di Tim Lucas

Non si può raccontare la Germania senza parlare della birra, e uno dei mercatini di Natale più famosi di Berlino si svolge, appunto, in un’antica fabbrica di birra. Siamo a Pankow, nella zona settentrionale della città, in quello che, fino al 1990, era uno dei quartieri più prestigiosi dell’allora Berlino Est. Nei due cortili interni di un edificio industriale del XIX secolo, a  Prenzlauer Berg, si tiene un mercatino fortemente ispirato alle tradizioni scandinave del culto di Santa Lucia. L’ambiente caldo e accogliente e le decorazioni nei toni del giallo e del rosso fanno da cornice a circa 50 bancarelle che offrono prodotti del Nord Europa, con musica e giostre ad allietare i visitatori. More »

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Tra mare e cielo: il Sentiero degli Dei

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I Golfi di Napoli e di Salerno sono separati dalla Penisola Sorrentina, che si spinge nel Mar Tirreno; i suoi versanti costituiscono le due Costiere, quella di Sorrento e quella di Amalfi, luoghi tra i più belli del mondo. Un turista recatosi recentemente in queste zone le ha definite “surreali” e ha aggiunto che mai avrebbe immaginato che esistessero posti di tale bellezza: a giustificare questa sorta di sindrome di Stendhal una passeggiata in moto sulle strade delle Costiere e un bagno nelle acque della Baia di Ieranto, a Massa Lubrense. A innervare la Penisola i Monti Lattari, che iniziano con gli oltre 1100 metri del Faito, sopra Castellammare di Stabia, culminano nei 1444 metri del Monte San Michele, digradano verso Punta Campanella, dove si immergono nelle acque del Tirreno, per riemergere, poche miglia marine più in là, a formare Capri. Il loro versante settentrionale forma una sorta di altopiano costiero con le città di Vico Equense, Sorrento e Massa Lubrense, mentre quello meridionale è solcato da numerosi torrenti, scosceso, frastagliato da fiordi come quello di Furore, con erte falesie a picco sul mare. È la Costiera Amalfitana, con Amalfi, Positano, Praiano e tanti altri borghi di grande bellezza. In alto, a offrire una vista aerea su tutto questo, la suggestiva Ravello. È su questo versante che si può percorrere il “Sentiero degli Dei”, così chiamato per la straordinaria bellezza dei luoghi che attraversa e dei panorami che mostra.

Postano vista dal Sentiero degli Dei

Positano vista dal Sentiero degli Dei. Foto di donchili.

Il percorso si divide in Alto, che dai 650 metri della sella di Santa Maria del Castello, sale ai 1073 di Capo Muro e scende ai 633 di Bomerano, e Basso, che da qui porta a Nocelle, frazione posta sopra Positano: ed è di questo secondo tratto che parleremo. Arriviamo in auto o con l’autobus di linea a Bomerano, frazione di Agerola, e, dopo aver assaggiato provola, fiordilatte e lo straordinario provolone del monaco, fatti con il latte prodotto tanto copiosamente da dare il nome a questi Monti, siamo pronti ad affrontare il sentiero. Si parte appena fuori il centro abitato e il tracciato è segnalato da cartelli bianchi e rossi con il numero 02; il Sentiero degli Dei è lungo circa 8 chilometri, quasi interamente in discesa, e si percorre in circa tre ore. More »

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Serrai di Sottoguda, un luogo incantato nel cuore delle Dolomiti

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Le Dolomiti, i “Monti Pallidi”, sono da sempre lo scenario di storie e leggende, raccontando le quali gli abitanti delle diverse valli trascorrevano le lunghe e fredde notti invernali: una di queste, tra le più belle, racconta di Re Ombro e di sua figlia Ombretta. Il regno del sovrano si estendeva al di là dei bronzei portali che sbarravano l’accesso alla Val Pettorina, poco a monte del villaggio di Sottoguda; qui, in un palazzo di alabastro, vivevano il re e la figlia, di straordinaria bellezza. La fanciulla, amatissima dal suo popolo per il carattere allegro, era invisa alla matrigna, che la vedeva di intralcio all’avvenire delle sue figlie; rosa dall’invidia, per impedire il matrimonio di Ombretta la fece tramutare in pietra da una strega. Col passare degli anni tutti dimenticarono la bella principessa finché un pastore, pascolando le greggi in una valle, udì un triste canto di donna provenire dalla parete della montagna: era Ombretta che si lamentava del suo destino. Chi osserva con attenzione la parete rocciosa che domina la Valle Ombretta vi può scorgere le sembianze della sfortunata giovinetta scolpite nella pietra. Ma è della Val Pettorina, sede del regno di Re Ombro, che vogliamo parlare. La sua origine è catastrofica: un violentissimo sisma, milioni di anni fa, apre una crepa profonda nella montagna. La fenditura è scavata e modellata, nelle ere geologiche, dallo scorrere infaticabile del torrente, e dà origine a uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti delle Dolomiti: i Serrai di Sottoguda.

Ombretta trasformata in pietra?

Ombretta trasformata in pietra? Foto di Roberto Ferrari

La gola è lunga poco più di due chilometri e si insinua tra pareti di roccia alte 400 metri, distanti tra loro una decina di passi o poco più. Le numerose cascate che alimentano il torrente, quasi secche nei mesi più caldi, a primavera e nei primi mesi estivi raggiungono il massimo della loro portata, arrivando a lambire la strada che percorre il fondovalle, stretta tra il muro di roccia e il corso d’acqua, e ombreggiata da larici e abeti. Nebbie sottili, gocciolio di rugiada, silenzio rotto soltanto dal rumore del Pettorina rendono la passeggiata nei Serrai di Sottoguda un’esperienza unica e irripetibile, in qualunque stagione la si affronti.

Il torrente Pettorina

Il torrente Pettorina. Foto di Fiore Silvestro Barbato

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L’abbazia di Montserrat, spirito della Catalogna

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A circa 60 chilometri da Barcellona, nella Cordigliera Prelitorale si erge il massiccio del Montserrat, dal latino “mons serratus” (“monte seghettato”), che culmina con i 1236 metri del Sant Jeromi. Sulla costa della montagna, a circa 720 metri sul livello del mare, si erge un santuario tra i più famosi d’Europa, capace di attirare un gran numero di pellegrini e di turisti: è il monastero di Santa Maria de Montserrat, nel quale si venera la popolarissima immagine della Moreneta, la Madonna nera. È a questa devozione che devono il loro nome un’isola nelle Piccole Antille e molte donne catalane (come la soprano Montserrat Caballè).

Montserrat

Montserrat. Foto di Joan GGK

Secondo la leggenda la statua della Madonna sarebbe stata scolpita da San Luca a Gerusalemme e lasciata a Barcellona da San Pietro; nei secoli successivi, per proteggerla dalle scorrerie saracene e dall’invasione araba, sarebbe stata portata sul Monserrat e nascosta in una grotta poco distante dall’attuale santuario. Nell’anno 880 alcuni pastori videro scendere dal cielo una luce, accompagnata da una melodia: il fenomeno si ripeté numerose volte finché questi non si misero in cerca e raggiunsero la caverna che ospitava l’effigie. Poiché la statua rappresentava una Madonna dalla carnagione scura, la soprannominarono, appunto, “Moreneta”. La leggenda vuole che l’effige non si potesse spostare dal luogo del ritrovamento; la sua fama di immagine miracolosa crebbe e fu costruita una cappella, destinata a diventare il cuore del futuro monastero che, nei secoli successivi, ospiterà Ignazio di Loyola, convalescente dopo esser stato ferito nella battaglia di Pamplona: il santo decise lì di abbandonare la vita militare e di ritirarsi nel monastero di Manresa, dove visse da asceta e gettò le basi dei suoi Esercizi Spirituali.

Monastero e santuario di Montserrat

Il monastero e il santuario di Montserrat. Foto di mkpena

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Il lago di Tovel e la sua leggenda

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Le Dolomiti per il colore bianco rosato delle rocce e la bellezza dei panorami, costituiscono uno dei tratti più spettacolari dell’arco alpino: la Marmolada, le Tre Cime di Lavaredo, le Pale di San Martino, il gruppo del Brenta, il Pelmo, solo per citare i primi che vengono alla mente, con i loro paesaggi impareggiabili offrono agli amanti della montagna escursioni di diverso grado di difficoltà e ai rocciatori pareti e palestre di roccia sulle quali misurare la propria abilità. I Monti Pallidi, così sono anche dette le Dolomiti, sono terra di fiabe e leggende, con esseri misteriosi che possono essere buoni, come salvàns e ganes (uomini della selva), anguane (donne d’acqua) e nani, o malvagi, come streghe e stregoni, orchi e draghi, che interagiscono con eroi, cavalieri, re e regine. E tra queste leggende una ci racconta perché le acque del lago di Tovel, sulle pendici del massiccio del Brenta, a pochi chilometri dalle cittadine di Cles e di Tuenno, in Val di Non, d’estate diventavano rosse.

Acque rosse del lago di Tovel

Colorazione rossa delle acque del lago di Tovel. Foto di pubblico dominio da Wikipedia.

Narra il mito che l’ultimo re di Ragoli, oggi piccolo villaggio della Val Rendena ma nella fiaba capitale di un regno ricco e potente, morì senza eredi maschi, lasciando solo una figlia, la bellissima Tresenga. Se la regina si fosse sposata Ragoli sarebbe passata sotto il governo di un re straniero e avrebbe perso la sua indipendenza, ma Tresenga promise al suo popolo che sarebbe rimasta nubile. I re dei paesi confinanti, tuttavia, attratti dalla bellezza della regina e dalla ricchezza del regno, cercarono di prenderla in moglie ma lei resistette a ogni corteggiamento. Tra i suoi pretendenti il più insistente fu il re di Tuenno, Lavinio, respinto due volte da Tresenga. Superbo e arrogante non poteva lasciare impunito un simile affronto, quindi armò il suo esercito e marciò verso Ragoli. Tresenga allora chiese ai suoi sudditi se volessero che lei accondiscendesse alle nozze o preferissero affrontare una battaglia durissima e dall’esito quasi sicuramente infausto. I Ragolesi si schierarono al fianco della loro regina e si mossero incontro al nemico: la battaglia avvenne sulle rive del lago di Tovel, dove l’esercito di Lavinio si era accampato, e durò alcuni giorni. Alla fine i Ragolesi furono massacrati e l’ultima a morire fu Tresenga, mortalmente colpita dalla spada di Lavinio. Il sangue degli sconfitti andò ad arrossare le acque del lago che da allora, a ogni anniversario della battaglia, si tinsero di rosso; si narra che, nelle notti di luna piena, si possa incontrare il fantasma della regina che vaga sulle rive del lago piangendo per i suoi sudditi tragicamente uccisi. More »

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Sette idee per un week end romantico in Italia

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L’Italia è un paese ricchissimo di borghi e località romantiche: cercare di limitarle a sette è come provare a svuotare il mare con un cucchiaio, ma a volte bisogna farlo, se non altro per suscitare la curiosità e aprire un dibattito tra i lettori. Naturalmente questo articolo non vuole esprimere giudizi di valore, né stilare un’ipotetica classifica di merito, quindi il fatto che un luogo sia indicato prima di un altro è semplicemente dovuto al caso e all’ispirazione del momento. Credo che ognuno di noi abbia ben chiaro il proprio concetto di romanticismo, quindi non ho ritenuto utile definirlo; mi sono limitato a indicare località che, per storia, aspetto o altro possano accogliere piacevolmente il visitatore e fargli trascorrere un fine settimana diverso e gradevole.

Verona, il balcone di Giulietta

Verona, il balcone di Giulietta. Foto di Elliott Brown

Da dove cominciare se non da Verona? La patria di Romeo e Giulietta, gli amanti impossibili di shakespeariana memoria, è una meta di straordinario interesse per la sua bellezza, adagiata com’è sulle rive dell’Adige, che la abbraccia tra i suoi meandri. La città ha origini antichissime e in passato ebbe grande importanza, tanto da essere la capitale dei domini longobardi in Italia. Il suo simbolo è l’Arena, forse il meglio conservato tra i grandi anfiteatri romani della Penisola, che tutti gli anni ospita un’interessante stagione operistica, sopperendo alla non buonissima acustica con la suggestione dello scenario. L’età d’oro della città fu senz’altro il Medioevo, sotto il più che secolare governo degli Scaligeri: è a questo periodo che risalgono infatti i maggiori monumenti cittadini. Inutile negare che gli innamorati di tutto il mondo vengono a Verona per vedere il balcone di Giulietta, a palazzo Cappeletti (i Capuleti di Shakespeare), anche se l’edificio è stata ampiamente rimaneggiato nei primi decenni del Ventesimo secolo proprio per attirare i turisti. Una passeggiata fuori Verona non può che portarci sulle rive del vicino lago di Garda, ricchissimo di località di grande bellezza, tra le quali Sirmione, rinomata fin dall’antichità per le sue acque sulfuree, come testimoniato dalle cosiddette Grotte di Catullo, in realtà resti di una magnifica villa di età imperiale. More »

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Tivoli e le sue ville

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A est di Roma, poco più di venti chilometri oltre il Grande Raccordo Anulare, sorge Tivoli, famosa in tutto il mondo per la bellezza delle sue ville e dei suoi parchi, tanto che il nome della città venne dato agli scomparsi Jardins Tivoli, frequentatissimi nella Parigi del XVIII e XIX secolo, e agli omonimi giardini di Copenaghen, tra i più antichi parchi di divertimenti sopravvissuti intatti fino ai giorni nostri. La cittadina laziale vanta, probabilmente a buon diritto, origini più antiche della vicina Urbe, e fu fondata, sulle pendici dei Monti Tiburtini, dagli Aborigeni, i più antichi abitatori del Lazio. Il nucleo primitivo della città fu un insediamento fortificato posto sulla riva sinistra del fiume Aniene, in prossimità di un guado che costituiva il percorso più breve per la transumanza delle greggi che si spostavano tra l’Agro Romano e l’Abruzzo. Luogo di incontro tra popolazioni diverse, ebbe anche una certa importanza come centro religioso, come prova il grande santuario dedicato a Ercole Vincitore, risalente al II secolo a.C. e recentemente restaurato, ma anche dalla certa presenza di un altro luogo di culto più antico.

Tivoli da Villa D'Este

Vista di Tivoli da Villa D’Este. Foto di Avinash Kunnath

La storia di Tivoli è legata a filo doppio a quella della vicina Roma; nella tarda età repubblicana divenne la residenza di molti tra i personaggi più in vista dell’Urbe, che vi eressero le loro ville, delle quali numerosi sono i resti. La villa di Orazio, donata al poeta dal suo protettore Mecenate, sorge sulla strada verso Marcellina; costruita su tre livelli per assecondare la morfologia del terreno, vede sorgere, sul suo terrazzo superiore, il convento di Sant’Antonio. Tra i resti dell’edificio, di dimensioni piuttosto imponenti, il meglio conservato è il cosiddetto “ninfeo”, piccola grotta artificiale nella quale trovare frescura nelle calde giornate estive. More »

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La Riviera di Levante

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L’Italia, tra penisola e isole, sviluppa circa 7500 km di coste che offrono agli amanti del mare arenili sabbiosi, spiagge con ghiaia più o meno grossolana, scogli, falesie, baie e cale di ogni dimensione e acque, in tutte le gradazioni dell’azzurro e del verde, a volte così trasparenti da consentire la visione nitida e perfetta dei fondali, qualche decina di metri più in basso. Anche dal punto di vista turistico si ha un’offerta estremamente varia: capitali del turismo di massa con alberghi, discoteche, locali e parchi tematici, aree naturali quasi incontaminate, borghi rivieraschi o dell’entroterra ricchi di tradizioni e prodotti tipici, per non parlare delle isole, che costituiscono dei microcosmi a se stanti. Una tra le zone di mare più conosciute è certamente la Riviera di Levante, in Liguria, che va dalla foce del fiume Magra, quasi in Versilia, a Voltri, sul punto più settentrionale del Mar Ligure, per una lunghezza di circa 130 chilometri.

Tellaro

Golfo dei Poeti: Tellaro. Foro di Bonny van Sighem

Fin dai primi decenni dell’Ottocento il Golfo di La Spezia è stato amatissimo da turisti e viaggiatori; meta di pittori, poeti e scrittori, annovera tra i suoi ospiti Lord Byron, George Sand, Percy Byrce Shelley (che vi trovò la morte), David Herbert Lawrence, il pittore svizzero Arnold Böcklin, poi, tra i letterati italiani, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Mario Soldati e il giornalista Indro Montanelli. Il nome di “Golfo dei Poeti”, con chiaro riferimento ai suoi illustri frequentatori, gli fu attribuito dal commediografo Sem Benelli agli inizi del XX secolo. All’estremità orientale del Golfo sorge Lerici, cittadina di antiche origini etrusche, contesa tra le repubbliche marinare di Genova e Pisa; il borgo, il litorale e l’entroterra sono ricchi di grande interesse, offrendo al visitatore un gradevole soggiorno; non si può lasciare Lerici senza una visita alla piccola frazione di Tellaro, suggestivo borgo marinaro considerato tra i più belli d’Italia. All’estremità opposta del Golfo si trova la cittadina di Porto Venere, anch’essa di antiche origini essendo stata fondata dai Liguri, antico popolo di incerte origini, attorno al VI secolo a.C. Il borgo sorge sulla punta di una penisola, di fronte alla isole di Palmaria, Tino e Tinetto; forti e castelli evidenziano l’importanza strategica della cittadina che, in virtù delle sue bellezze architettoniche e naturalistiche, è entrata a far parte dei patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco. More »

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IL MIO PIANO DI VIAGGIO

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